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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le manovre delle Banche centrali che "falsano" i mercati

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Inoltre, sempre ieri in attesa delle minute della Fed (che alla fine stanno riducendosi sempre di più a un esercizio di stile sul significato e sull’interpretazione dell’aggettivo “paziente”), il Labor Department pubblicava il dato dell’indice dei prezzi alla produzione per domanda finale, sceso dello 0,8% a gennaio, il peggior calo dal novembre 2009, dopo il -0,2 di dicembre. A fronte di dati macro di questo tenore, ormai la norma, a vostro modo di vedere davvero la Fed a giugno poteve compiere l’azzardo di alzare i tassi di interesse?

Io penso di no, anche perché come ci dimostra quest’ultimo grafico, il terzo ciclo di Qe è servito unicamente a mantenere vivo il rally azionario, visto che quello legato all’indice manifatturiero Ism ha perso parecchio sprint e le previsioni sull’inflazione si sono inabissate. Ecco la legacy della Fed verso gli Usa, estremo esempio dei danni che un’economia basata unicamente sulle Banche centrali e i loro stimoli monetari può produrre nel sistema. Tanto più che con il passare del tempo, una domanda ricorre sempre più frequentemente nella testa di sempre più analisti e investitori: ma se come ci dicono - Fed in testa -, è tutto a posto, la ripresa c’è ed è robusta, i mercati sono sani e i rally sostenibili, le dinamiche macro in consolidamento, perché tutta questa ansia e questo allarme per la sola idea dell’aumento di un misero quarto di punto dei tassi Usa? Io, nel mio piccolo, ve lo sto dicendo oramai da mesi.

 

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