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BANCHE E POLITICA/ 2. I "soliti sospetti" sulle popolari

Pubblicazione:lunedì 2 febbraio 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Beh, certo, questa assurdità una sua logica ce l’ha. La riforma delle banche popolari è improvvisamente diventata una priorità del Governo. Non ve n’è traccia nei programmi (pardon, nelle slide) presentati da Renzi nei mesi scorsi, dai 100 ai 1000 giorni, dalle svolte buone ai cresci-Italia. Eppure cancellare le banche popolari quotate è più importante del varo della legge elettorale, della riforma della giustizia, dei decreti attuativi del Jobs Act, del porre rimedio all’autogol sulle Partite Iva, della riforma della Pubblica amministrazione e di tutti quei cambiamenti che l’Italia attende da anni o decenni. Dunque, che importa se il Presidente della Repubblica non c’è: avanti tutta secondo i desiderata dell’ex Sindaco di Firenze!

Le conseguenze del decreto sono comunque ormai chiare a tutti. Gli scenari che si aprono sono due: le banche popolari quotate trasformate in Spa, diventate contendibili e scalabili, vengono comprate da soggetti stranieri (quelli italiani o non hanno abbastanza soldi o verrebbero bloccati dall’Antitrust) a prezzi decisamente convenienti; oppure, per evitare di essere “mangiate”, le banche popolari si accorpano tra di loro o si fondono con banche tradizionali, così da diventare “bocconi” più costosi per essere comprati. 

I mercati questo lo sanno e si preparano già a due anni in cui nel settore bancario se ne vedranno delle belle. Ma non si può non notare che insieme alle banche popolari a Piazza Affari sono cresciute anche Carige e Mps, con quest’ultima in particolare che è balzata da 46 a oltre 50 centesimi ad azione in pochi giorni (prima dell'annuncio del Qe della Bce e prima che iniziasse una pioggia di vendite che ha portato il titolo a nuovi minimi storici), pur non essendo una popolare. Quello che anche i muri sanno e che anche alcuni giornali scrivono è che la manovra del Governo porta con sé due matrimoni: quello tra Bpm e Carige e quello tra Ubi Banca e Mps. Quello che forse alcuni dimenticano è che la banca senese non è certo immune da “contatti” con il partito del Premier. Che di fatto avrebbe “garantito”, questo è un altro sospetto, il “salvataggio” di Montepaschi.

Mentre in Italia si aprirà una nuova “stagione delle Opa”, il problema dei crediti in sofferenza e degli incagli resterà lì, almeno finché non arriverà un provvedimento, una misura a risolverlo. Magari con i soldi della Bce. E allora qualche maligno non potrà non pensare che la cancellazione delle popolari quotate possa non essere altro che una contropartita verso un ex presidente di Bankitalia che mai ha nascosto la sua antipatia per quella “anomalia” italiana che ha tenuto lontani i “turbo-finanzieri” (portatori di benessere?) dalle banche dei territori. Poi, per carità, sarà utile che le banche popolari cambino qualcosa nella loro governance e siano meno autorferenziali, come ha evidenziato Giorgio Vittadini nel suo articolo. Ma in un modo diverso e meno sospetto dei “diktat” di Palazzo Chigi.

 

P.S.: Renzi da Davos ha difeso la riforma del settore bancario, evidenziando come i governi precedenti non avessero agito sul tema. Ci sentiamo solo di ricordare al Premier che il suo precedessore, Letta, ha dato via libera, sempre con Decreto legge, alla riforma della Banca d’Italia: un altro provvedimento altamente urgente (?) su cui si sono condensati diversi sospetti. Alla faccia delle svolte!



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COMMENTI
03/02/2015 - E allora ogni scusa è buona (Massimiliano PANIZZA)

Il problema è che la riforma c'era già prima dei tre saggi e del loro "mettersi al lavoro"...la sostanza cambia eccome ...perchè non sono l'intero modello cooperativo (che va salvaguardato)...capisco l'esigenza di difendere il modello ma se questo si è tradotto in difesa coorporativa..e poi la vigilanza è Europea...Molto saggio il Presidente Bazoli sul tema...gli altri molto meno..citando dati spesso sbagliati (si son salvate al pelo dagli EBA stress test).

 
02/02/2015 - Due dati da verificare (Massimiliano PANIZZA)

Non sono tutte quotate....Zonin Banca, Veneto e Pop Bari.....e soprattutto hanno avuto 3 anni di lavoro per autoregolamentarsi...e sono ancora li...

RISPOSTA:

Quotate o meno la sostanza non cambia. Anzi, se non sono quotate ancora peggio: non si capisce perché dovrebbero essere obbligate a trasformarsi in Spa mentre altre banche no. Per il resto quanto cose in Italia dovrebbero "autoriformarsi" da decenni? Segni di decreti legge urgenti su questi temi? (JFV)