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Economia e Finanza

FINANZA/ Sui tassi la Fed è paziente, ma può "strappare" già a luglio

Le minute dell'ultimo Fomc hanno attirato meno attenzione delle prime pubblicate dalla Bce, ma l'apparente attendismo della Fed prepara la svolta sui tassi. di LUCA PASSONI 

Janet Yellen (Infophoto)Janet Yellen (Infophoto)

La pubblicazione delle minute dell'ultimo consiglio generale della Bce - una primizia assoluta - ha attirato su di sé i riflettori dei media e degli analisti. Era prevedibile che - almeno in questo passaggio - Francoforte rubasse la scena al "verbale informale" dell'ultima sessione del Fomc: la cui diffusione è assai più consolidata. Per di più a gennaio all'Eurotower è andata in scena l'attesa resa fra il presidente Mario Draghi e il capo della Bundesbank, Jens Weidmann.

“Parte il Qe dell'euro”, hanno titolato pressoché all'unisono i media internazionali già nel pomeriggio del 22 gennaio. Dal canovaccio di quelle ore concitate si ha invece conferma della laboriosità del compromesso - soprattutto sul risk-sharing dell'acquisto scaglionato di titoli di Stato deciso fino al settembre 2016. L'euro-Qe, soprattutto, è emerso a fatica come "ultimo strumento di politica monetaria a disposizione per stimolare la ripresa" e attraverso una sottile ponderazione fra "i rischi di agire e quelli di n0on agire" da parte di Francoforte.

A confronto, le minute dell'ultimo Fomc possono essere parse più routinarie e di transizione: ma più procede il "conto alla rovescia" fino al 30 giugno - data fissata da Janet Yellen e dai suoi colleghi per essere "paziente" nel toccare i tassi del dollaro - meno sui mercati si ritiene probabile una lunga inazione (anche fino al 2016, si sono spinti a pronosticare alcuni uffici studi).

Anche chi qui scrive si va convincendo che il rialzo potrebbe avvenire addirittura a giugno o (più verosimilmente) essere rinviato di un mese, poco dopo il giro di boa semestrale. Una terza e ultima finestra opzionale è settembre. Nella sua "pazienza" (ma a termine fissato) la Fed ha chiaramente avvertito di voler osservare "tutti e subito" i numeri rilevanti. E la piena occupazione - indicata dalla Yellen al suo insediamento come bussola della politica monetaria Usa - è  praticamente raggiunta. 

L'inflazione salariale - vera molla dell'indice dei prezzi - è quindi virtualmente "carica": e non è facile stimare quanto e quanto a lungo il suo progresso potrà essere compensato dalla debolezza delle materie prime energetiche. L'inflazione - al di là delle diverse "percezioni" - tenderà a muoversi verso l' obiettivo. Il segnale di mercato coerente a questa lettura potrà giungere dalla sezione lunga della curva dei tassi del dollaro: anche prima rispetto ai comunicati e decisioni della Fed.

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