BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Popolari e Bcc, i numeri (e gli obiettivi) che nessuno vuol vedere

InfophotoInfophoto

Il sistema bancario italiano e le sue istituzioni trovano le loro radici nella tradizione cattolica, nella Dottrina sociale della Chiesa: le Casse di risparmio, i Monti di pegno, le Banche popolari e quelle di credito cooperativo, già fin dalla loro nascita erano ispirate al principio di sussidiarietà: la remunerazione del piccolo risparmio dei lavoratori per le Casse di risparmio e - per il modello cooperativo - la correlazione del piccolo risparmio all'impresa artigiana, agraria e commerciale presente nel tessuto economico locale, poiché in questo contesto si persegue il benessere del territorio ove i soci e i clienti operano e vivono. 

Certo che, nella comunicazione globale, ove le informazioni si diffondono con una rapidità immediata, il lento procedere quale variabile indipendente a una crescita armonica di una collettività, non è più strategicamente vincente. La società attuale e le sue tecnologie sono diverse da quella di Leone XIII, ma gli egoismi e l'avidità sono vizi ancora presenti. La digitalizzazione dell'economia e della finanza ha reso impersonale il rapporto economico, call center anonimi e burocrazia hanno reciso il legame personale fra produttore e consumatore sia di beni che di servizi: la standardizzazione si impone in nome della crescita, ma sottace a una società sempre più atomistica e precaria, a una "economia senza volto". La mutualità delle cooperative bancarie e di produzione, perseguendo finalità diverse dalle imprese commerciali, è un'isola culturale ed economica che valorizza la persona e la sua dignità, in quanto si fonda sulla relazione. Questa quindi è la sfida, adeguarsi al cambiamento per sopravvivere senza abbandonare la propria tradizione, le proprie radici culturali: come ricorda papa Francesco nell'Enciclica Evangelii Gaudium, le nuove forme di comportamento sono il risultato di un'eccessiva esposizione ai mezzi di comunicazione, con l'invasione di tendenze appartenenti ad altre culture, economicamente sviluppate ma eticamente indebolite, ne è la dimostrazione l'aumento della diseguaglianza. Ne discende che molte volte non è lo strumento sbagliato, ma l'uomo che lo usa. 

Se - come ricorda Barbagallo - tutte le Banche di credito cooperativo rappresentano il 6% degli attivi totale del sistema bancario, i loro crediti deteriorati lordi saranno circa 10,86 miliardi di euro con un gap negativo degli accantonamenti rischi del 14,8% rispetto ai più virtuosi (48% banche maggiori, 33,2% Bcc). Il che significa che la rischiosità implicita di tutte le Bcc, rispetto alle banche maggiori, è complessivamente di 1,6 miliardi, appena il 16% delle perdite sofferte da Mps negli ultimi tre anni.

© Riproduzione Riservata.