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SPILLO/ I numeri che "bocciano" euro e ripresa

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Si può pensare che oggi si consuma molto meno petrolio perché oggi le fonti di energia sono molto più diversificate di tanti anni fa. Ma se questo fosse vero (e in buona parte è vero) allora vuol dire che l'impatto della diminuzione del prezzo del petrolio sull'economia sarà veramente molto limitato. Inoltre, il crollo dei consumi sta provocando una caduta delle entrate per le esose tasse dello Stato (circa 1 euro su un prezzo di 1,5 euro al litro).

Ci sarebbe molto da dire anche sulla svalutazione dell'euro (che favorisce le esportazioni ma non riguarda il mercato interno) e sul Qe della Bce (che finisce al sistema bancario e quindi verrà utilizzato per ripianare temporaneamente i bilanci o per speculazioni finanziarie, non per l'economia reale). Ma preferisco invece raccontare la presentazione del Rapporto Italia 2015 di Eurispes, evento svoltosi nella splendida Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale a Roma, evento al quale ho partecipato di persona. 

Come già detto, il Rapporto Italia è un evento di Eurispes che non è lontanamente paragonabile al bollettino mensile de Centro Studi Confindustria, sia per l'ampiezza degli studi (sociali ed economici), sia per la profondità culturale e scientifica degli studi di Eurispes. Se qui mi permetto di paragonarli è solo per la profonda differenza di vedute. Il Rapporto Italia 2015 di Eurispes (un tomo da oltre mille pagine) è denso di dati e analisi della realtà; niente previsioni dunque, ma una spietata analisi della realtà. E proprio la realtà drammatica della situazione italiana è quella descritta fin dall'inizio, nella relazione del prof. Gianmaria Fara, presidente di Eurispes.

"Otto italiani su dieci (81,8%) ritengono che la situazione economica del Paese sia peggiorata nel corso degli ultimi 12 mesi. Più della metà è convinta che questo scenario continuerà a peggiorare nel corso di quest'anno. Il 47,2% delle famiglie non riesce ad arrivare a fine mese con le proprie entrate. Il 62,8% è costretto a utilizzare i propri risparmi per far quadrare il bilancio. Il livello di fiducia nelle Istituzioni è diminuito per quasi il 70% dei cittadini".

Questa drammatica realtà si riflette ovviamente sui sentimenti dei cittadini nei confronti dell'Europa e dell'euro. Mentre un anno fa solo il 25% auspicava l'uscita dalla moneta unica, oggi tale percentuale è salita al 40%. "Quello che si registra è una sostanziale delusione delle aspettative che erano maturate nel corso degli anni, procurata soprattutto dalla mancanza di una effettiva integrazione, dalla crisi economica che l'Unione stessa non sembra in grado di governare e dall'evidente strapotere degli interessi di alcuni paesi sugli altri".

Proprio per questo ho sempre ritenuto l'architettura della moneta unica un sistema fallimentare e immorale: poiché favorisce strutturalmente lo "strapotere degli interessi di alcuni paesi sugli altri" cioè dei più forti, non dei più efficienti e dei più virtuosi. Questo era sulla carta e in teoria; questo è successo in realtà. Anche per questo molti rappresentanti delle istituzioni, andando ben oltre la decenza, hanno insistentemente affermato che dall'euro "non si può uscire, l'euro è irreversibile": quando ormai era evidente che stare nell'euro non era e non è più conveniente (o le presunte convenienze erano magicamente sparite). 



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