BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CRISI GRECIA/ Borghi: ecco perché l'Italia deve dire no a Tsipras

Per CLAUDIO BORGHI AQUILINI, chi come Tsipras si illude che basti andare a Bruxelles e pretendere più soldi, si sbaglia di grosso. L’unico argomento di trattativa riguarda l’uscita dall’euro

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Un italiano su tre ritiene che l’adesione all’euro abbia comportato solo complicazioni e che la moneta unica dovrebbe essere abbandonata. E’ quanto emerge da un sondaggio di Ilvo Diamanti per Repubblica, secondo cui il 53,8% degli intervistati ritiene che l’euro stia creando qualche complicazione ma sia un vantaggio per l’Europa, mentre per l’11,1% ha prodotto e produrrà solo vantaggi. Dal confronto tra Paesi emerge che gli euroscettici sono il 30,5% in Italia, il 36,8% in Germania, il 24% in Spagna e il 22,7% in Francia. Ne abbiamo parlato con Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega nord e candidato alla presidenza della Regione Toscana.

 

Che cosa ne pensa del sondaggio di Ilvo Diamanti?

Sono dati un po’ bassi, nella realtà i sentimenti euroscettici sono più forti: in Italia le persone contrarie all’euro dovrebbero essere il 90%. Ormai sta diventando chiaro a tutti che non ci sono vantaggi mentre gli svantaggi sono molto numerosi. Alla perdita di competitività dell’industria, e in generale dell’economia, si aggiunge l’obbligo di pagare per altri Paesi come la Grecia.

 

Lei è contrario ai trasferimenti italiani verso la Grecia?

I trasferimenti monetari possono avere senso, anche se non mi piacciono, soltanto se avvengono da Paesi che stanno avendo dei vantaggi verso Paesi in crisi. Il trasferimento monetario tra Paesi in crisi è una novità assoluta e può succedere solo in Italia.

 

Come si spiega che in Germania gli euroscettici siano ancora più numerosi?

La motivazione è probabilmente legata al fatto che si stanno accorgendo che non vale più la pena restare nell’euro. Finora Berlino si è presa tutti i vantaggi, senza mia pagare niente a nessuno. Ora che si tratta di tenere in piedi con prestiti diretti Paesi che altrimenti collasserebbero come la Grecia, ai tedeschi viene la tentazione di lasciare l’euro. In questo modo si tengono i guadagni, rinunciano al vantaggio competitivo, ma almeno non sono costretti a pagare per altri.

 

Il problema è l’euro o l’Ue?