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SPY FINANZA/ Se Spagna e Bce fan più paura della Grecia

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E se Alexis Tsipras sembra aver abbandonato la strada dell'haircut sul debito greco esistente, molti analisti pensano che invece quella sia la strada da percorrere, quanto meno la più credibile: per Nicholas Ferres, direttore degli investimenti alla Eastspring Investments, «l'Eurogruppo deve accettare che la Grecia è insolvente e necessita di un haircut materiale. Si sarebbe dovuta seguire questa strada già nel 2010, mentre invece si è preferito estendere la concessione del credito e portare avanti il problema. La Grecia ha perso il 30% della produzione dai suoi picchi massimi, è l'equivalente della Grande depressione degli anni Trenta, l'austerity non è sostenibile». E attenzione, perché a breve anche il teatrino di fiducia incrollabile messo in piedi dalla compagnia stabile di Mario Draghi potrebbe svelarsi per quello che è: una farsa, pericolosa. 

Mentre ormai le rotative della stamperia di Francoforte stanno cominciando a scaldarsi in vista del Qe, emerge infatti una nuova criticità: ovvero, se fino al 2012 il principale problema per Mario Draghi era quello di convincere gli investitori a tenere le loro obbligazioni, ora potrebbe avere il problema contrario, cioè riuscire a convincerli a venderle nell'ambito del programma di monetizzazione. Non è un problema da poco, perché la Bce potrebbe essere costretta a comprare molto al di sopra dell'attuale prezzo di mercato o prendere misure addizionali per incoraggiare gli investitori a vendere. Ne è un chiaro esempio Antonio Lissowski, amministratore delegato della compagnia di assicurazione francese Cnp Assurances, a detta del quale «noi preferiamo detenere i nostri bond. La politica della Bce ormai sta raggiungendo il limite». 

Le banche, infatti, solitamente comprano bond a breve termine e usano il debito governativo come un cuscinetto di liquidità, quindi vendere equivarrebbe obbligarle a investire in altri assets, per i quali - a differenza dei bond sovrani - i regolatori chiedono agli istituti di accantonare capitale a garanzia. In alternativa, potrebbero depositare il denaro ottenuto dalle vendite alla Bce, la quale però ha applicato un tasso negativo dello 0,20%, quindi occorre pagare per parcheggiare contante overnight a Francoforte. Dal canto loro, invece, assicurazioni e fondi pensioni acquistano debito a lungo termine e potrebbero vedere dei profitti dalla vendita alla Bce, ma quel denaro dovrebbe essere reinvestito in bonds i cui rendimenti sono molto più bassi di quelli concordati con i loro clienti per i loro investimenti a lungo termine. 

Per Bart de Smet, amministratore delegato dall'assicuratore belga Ageas, «se dovessimo vendere i bonds, otterremo grossi capital gains, ma dovremmo reinvestire quel denaro con un rendimento dello 0,5%, il tutto a fronte di un liabilities potenziale del 3,50-3,75%». Ma sono anche altre le istituzioni che non sembrano intenzionate a vendere, tra cui le banche olandesi Ing e Rabobank, le spagnole Bankinter e Bankia e Bnp Paribas, il cui vice Ceo, Phillipe Bordenave, sostanzia così la scelta: «Il volume delle nostre detenzioni di bond sovrani al momento non è legato alla politica monetaria ma alla regolamentazione». Ma siccome tutto a un prezzo, gli strategist di Rbs vedono un 40% di possibilità che gli acquisti della Bce saranno il driver per portare il rendimento del Bund tedesco a 10 anni in territorio negativo già quest'anno. 

«C'è scarsità di bonds per andare incontro all'attuale domanda globale, per cui sarà dura vedere molto venditori. Il rischio è che se la Bce veramente comprerà per 60 miliardi di euro al mese, allora l'impatto sul prezzo sarà davvero sostanziale», conclude Patrick O'Donnell, portfolio manager alla Aberdeen Asset Management. Quindi, se per caso la Grecia dovesse uscire dall'euro, la pressione potrebbe salire e garantire alla Bce la possibilità di stampare e comprare di più: ma a quale prezzo, finanziario e politico e da quale seller? Insomma, i rischi ci sono, ma non sono quelli che vi vengono propinati dalla grande stampa. Inoltre, con tutto il rispetto per la Grecia, l'unico vero appuntamento per questa settimana sono le due testimonianze di Janet Yellen davanti al Comitato bancario del Senato stanotte e domani davanti al Financial Services Committee: solo così capiremo cosa sta accadendo. Solo così, forse, avremo l'idea se la musica sui mercati stia solo rallentando o stia per fermarsi, nel qual caso è salutare continuare a ballare, ma stando vicino alla porta d'uscita.