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SPY FINANZA/ Se Spagna e Bce fan più paura della Grecia

Pubblicazione:martedì 24 febbraio 2015

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Anche perché a lanciare l'allarme ci ha pensato ieri un predecessore della Yellen, Alan Greenspan, il quale interrogato su un tema specifico come il possibile andamento dell'oro nel breve-medio termine, ha di fatto sganciato una bomba atomica. Definendo le prospettive per il metallo prezioso, «decisamente al rialzo», l'ex capo della Fed ha poi concluso così il suo discorso: «Dall'era del Quantitative easing e dei tassi a zero da parte della Fed non si può uscire senza che accada un significativo evento di mercato... Sia esso un crash sul mercato azionario o una prolungata recessione, la quale potrebbe portare a un nuovo round di reflazione monetaria da parte della Banca centrale». Insomma, un evento di credito - e di quelli che si ricordano - sarebbe alla porta, tanto che l'oro ne beneficerà sostanzialmente: cosa vi dico da qualche mese, non più settimane, a questa parte? La Fed ha bisogno di stampare e le minute della sua ultima riunione parlano questa lingua, tanto che tutte quelle righe dedicate alle criticità che il crollo del prezzo del petrolio sostanziano per l'economia reale, nella fattispecie per l'occupazione e le dinamiche salariali, si riassumono nel primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra quale sia stato il driver occupazionale della ripresa Usa negli ultimi anni, ovvero il boom dello shale oil e gas e del comparto energetico. E ieri il Wti è sceso ancora, nella handle dei 48 dollari, non certo aiutato dalla notizia che l'Oman, un Paese produttore ma non Opec, abbia annunciato l'aumento dell'output a 980mila barili al giorno per l'intero 2015, il 4% rispetto al 2013, mentre i dati relativi al 2014 saranno resi noti ad aprile. 

Ma soprattutto, da venerdì scorso non sono più da solo a dire che l'economia globale è rientrata in contrazione, visto che a confermare la cosa ci ha pensato il Global Leading Indicator di Goldman Sachs, il quale dopo aver passato lo scorso anno a deteriorare ogni mese e restare in positivo solo grazie alla "crescita" misurata in termini assoluti, ora parla di contrazione e con un netto calo di accelerazione e crescita in febbraio, come ci mostra il secondo grafico. Mentre, il terzo grafico dimostra come il Gli "momentum indicator" sempre di Goldman Sachs sia ora sotto zero per la prima volta dal 2012. 

Continuate davvero a pensare che la Grecia sia il problema più grave che ci troveremo ad affrontare da qui all'estate? Forse all'Eurogruppo e nei meandri di quel disfunzionale comitato d'affari chiamato Commissione Ue non hanno ben chiaro quali rischi ci attendano nel breve e medio termine: sarà il mercato a suonare un'altra volta la sveglia. Ma temo che saremo noi a pagare ancora una volta il conto.

 

 

 



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