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Economia e Finanza

SPILLO-FLASH/ Su Rai Way arriva il decreto-Opa del Cavaliere

Ei Towers, società controllata da Mediaset, ha lanciato un'Opa su RayWay, facendo storcere più di un naso nella sinistra parlamentare. Il commento di GIANNI CREDIT

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Chissà se - come a qualche buon amico del premier Renzi prima del decreto sulle Popolari - all'orecchio del presidente della Camera, Laura Boldrini, era giunta qualche vocina sulla mossa che Mediaset stava preparando su RayWay. "L'insider" da parte della terza carica dello Stato - se c'è stato - è stato comunque giocato tutto in politica: alzando in tutta fretta del filo spinato istituzionale attorno a viale Mazzini, evidentemente utile  contro le intenzioni sia del premier che del Cavaliere. Ma a conti fatti l'Opa sulle torri Rai rischia di essere più insidiosa del decreto ventilato dal governo per riformare la tv di Stato: prova ne è, ad esempio, lo strillo mattutino di Repubblica.it. 

"Accesso garantito a tutti gli operatori": è questo che ha colpito (positivamente...) il giornale-azienda-partito di Carlo De Benedetti, storico arcirivale politico-editoriale di Silvio Berlusconi . E se "i titoli corrono a Piazza Affari", Repubblica non menziona affatto la prima presa di posizione del segretario Pd della Vigilanza Rai, Marco Anzaldi. Un'Opa "incomprensibile" per Anzaldi, che cita i vincoli posti dal decreto di privatizzazione di RaiWay. Una difesa di estrema debolezza sostanziale nel momento in cui il premier - e segretario del Pd - vuole cambiare gli assetti dell'intero gruppo pubblico. 

Ma come avviene da almeno un quarto di secolo anche in Italia, il mercato si è mosso prima: e perpetra sicuramente un'anomalia italiana il fatto che "il mercato" sia tuttora rappresentato da un tre volte ex premier, tuttora leader dell'opposizione e titolare di un duopolio. Ma è anche vero che il premier e capo della maggioranza di centrosinistra è il primo che vuole superare l'attuale "regime tv": e l'imprenditore Berlusconi (che certamente non è invecchiato come il politico) ne sta traendo conseguenze veloci. Con quello smalto che - trent'anni fa - lo portò a battere sul campo la concorrenza di Rizzoli, "vecchia Mondadori" (alleata di Repubblica), e Rusconi ben prima di trincerarsi nel duopolio con il "decreto Craxi", antesignano dell'attuale "legge Gasparri".

Nel merito, la concentrazione fra "torri" Mediaset (Ei) e rete Rai ha forte senso industriale (e non va persa di vista la dismissione delle torri Telecom). È quasi certo che dietro a Mediaset vi siano grandi investitori istituzionali o anche industriali: ad esempio, i fondi di private equity già interessati alle stesse torri Ei. Non è neppure escluso il coinvolgimento di grandi broadcaster: il mercato, il governo e il parlamento hanno il diritto di essere informati in dettaglio sulle strategie di Mediaset. E il Tesoro, azionista di Rai, ha il dovere di tutelare al meglio il suo investimento.