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SPY FINANZA/ La "bugia" che tiene in piedi i mercati

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Quindi, cosa si fa? Da un lato si ottiene la compiacenza della Bce sugli stress test e dall'altro si salva la Grecia, ovvero si salva il concetto di obbligazione sovrana come collaterale a rischio zero nelle transazioni finanziarie. Già, perché se anche le banche tedesche hanno venduto pressoché tutti i loro bond greci durante la finestra di tempo garantita dall'ostruzionismo politico della Merkel, ne hanno comunque di altra provenienza postati come collaterale delle loro belle operazioni sui derivati, ovvero come garanzia che se qualcosa va storto c'è quella carta da parati - italiana, spagnola, irlandese, portoghese - che tampona le perdite. Ma se la Grecia fallisce, oltre a non onorare i debito con Bce, Fmi e altri soggetti e schiantare il programma Target2 (facendo pagare il prezzo più alto proprio alla Bundesbank, prima azionista), scoperchia anche il vaso di Pandora per la seconda volta (dopo che la prima fu scoperchiato proprio dalla Merkel e Sarkozy, quando parlarono di rischio default sovrano per la Spagna), uccidendo il concetto stesso di "risk-free" per il debito governativo e i suoi titoli. Ovvero, il collaterale che garantisce le operazioni da Gordon Gekko di Deutsche Bank torna ad essere quello che è, carta igienica di Stato. Insomma, se Atene fallisse, cosa accadrebbe degli scambi e transazioni che le banche europee hanno fatto usando i titoli pubblici greci - ma non solo - come collaterale? 

E attenzione, perché nonostante le belle rassicurazioni di Draghi e soci, gli istituti del Vecchio Continente hanno ancora un livello di esposizione alla leva pari a 26:1, ovvero con una riduzione del 4% nei prezzi degli attivi potrebbe letteralmente venire spazzato via il loro intero capitale. Un rischio troppo grosso, per tutti. E in attesa delle audizioni della Yellen, il Monetary Policy Report della Fed pubblicato ieri suonava sinistri campanelli d'allarme: «Le valutazioni delle equity nel loro complesso attraverso misuratori convenzionali sono un po' superiori ai livelli storici medi e le metriche di valutazione in alcuni settori continuano ad apparire stirate rispetto alle norme storiche. Riguardo alla valutazione degli assets, le ratio di utile per azioni e prezzo di vendita sono in parte elevate, il che suggerisce la presenza di una qualche pressione sulla valutazione…». Ma soprattutto, «il grado di leverage per aziende non finanziarie con basso rating o senza rating è continuato ad aumentare, con la rapida crescita delle emissioni ad alto rendimento e di prestiti a leva negli anni recenti. I nuovi contratti continuano a mostrare segni di debolezza in termini di sottoscrizione e alto grado di leverage, tanto da essere ora vicini ai livelli che hanno preceduto la crisi finanziaria». 

Attenzione, perché gli stracci per tamponare le perdite del sistema stanno finendo, ormai si basa tutto sull'equilibrismo e sulla "Bullard call". Ovvero, su una bugia travestita da verità.

 

P.S.: Come volevasi dimostrare, nel corso della sua audizione al Senato prima e durante il "domanda e risposta" seguente, Janet Yellen ha sfoderato doti da funambola, prima facendo intendere che un rialzo dei tassi è possibile a ogni meeting, salvo poi blandire i mercati ammettendo che «prima di alzare i tassi di interesse la Federal Reserve cambierà l'aggettivo "paziente" all'interno della forward guidance», di fatto confermando che per almeno due meeting non verrà alzato il costo del denaro e l'obiettivo rimane il meeting di giugno. Aria fresca, ricordatevi che l'unica cosa che conta davvero è quanto vi ho detto prima riguardo il Monetary Policy Report della stessa Fed: ovvero, che c'è sovra-valutazione del prezzo degli assets e che l'uso della leva da parte di soggetti non finanziari con rating basso o addirittura esenti da valutazione è vicino al livello pre-crisi. Tutto il resto sono bugie, il sale del mondo governato dalle Banche centrali.

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COMMENTI
25/02/2015 - Lettura costante (Giuseppe Crippa)

Caro Allegri, leggo costantemente (purtroppo però non sempre con l’attenzione che meriterebbero ma questo dipende in parte anche dalla loro lunghezza) gli articoli di Bottarelli. Ovviamente leggerli non significa condividerne le valutazioni e meno ancora le previsioni…

 
25/02/2015 - risulterebbero una decina (Massimiliano PANIZZA)

A parte il fatto che i trilioni degli zii paperone tedeschi mi risulterebbero 9,8 (tanti comunque) ovvero dico che concordo su molte cose che dice Bottarelli, anche sugli off balance sheet. Sul fatto che su DB la Bafin, l'Eurotower e il circolo dei muratori chiudano un occhio invece ci andrei un po' pianino...sicuramente offrono meno pretesti per essere riformati dal punto di vista almeno degli IFRS. Un saluto

 
25/02/2015 - Speriamo (Giorgio Allegri)

Speriamo che Crippa e Panizza leggano questo articolo (in particolare l'ultima parte)