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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Topolino "sbugiarda" Janet Yellen

Janet Yellen (Infophoto)Janet Yellen (Infophoto)

C'è però, come sempre in America, l'altra faccia della medaglia e questa volta può sembrare ridicola ma non lo è. Proprio ieri, infatti, la Walt Disney Company ha annunciato di aver aumentato in modo significativo il costo del biglietto giornaliero per il suo parco divertimenti Magic Kingdom a Lake Buena Vista, in Florida. Lo scorso anno l'azienda ha venduto i biglietti a 99 dollari, un +4,21% rispetto ai 95 dollari del 2013, ma ora siamo per la prima volta sopra quota 100 dollari, per l'esattezza a 105 dollari, un aumento shock del 6,06% rispetto allo scorso anno. Ora, guardate il primo grafico a fondo pagina, ci mostra la cosiddetta "Magic Kingdom Ticket Price Inflation", ovvero l'inflazione misurata attraverso l'aumento del prezzo del biglietto giornaliero per il parco divertimenti e la compara con il tasso di inflazione ufficiale Usa basato sull'indice dei prezzi al consumo (Cpi) tracciato e pubblicato dal Bureau of Labor Statistics. Bene, per il 2015 il tasso inflattivo misurato sui criteri Disney è al 6,06%, il secondo più alto negli ultimi nove anni e il quarto più alto negli ultimi ventiquattro anni. E con la Disney che ha appena annunciato il 27mo aumento annuale di fila del prezzo dei biglietti per Magic Kingdom, ci troviamo come un dato chiaro: per il 18mo anno di fila il tasso inflattivo misurato da Topolino ha sopravanzato e di parecchio il tasso ufficiale Usa. A oggi, l'aumento del prezzo del 6,06% rappresenta una leva pari a 8,96x rispetto all'ultimo dato ufficiale per l'inflazione Cpi, fissato allo 0,68%: siamo alla ratio più grande mai registrata nella storia comparativa tra i due. 

E non è tutto, guardate il secondo grafico: è lo scostamento medio a 5 anni tra l'inflazione misurata attraverso il prezzo dei biglietti di Magic Kingdom e il dato ufficiale Cpi, oltre a una ratio che mostra le differenze tra i due movimenti medi. Negli ultimi cinque anni, il tasso inflattivo Disney ha avuto una media del 5,08%, il triplo della media a 5 anni del tasso ufficiale Usa, il differenziale più ampio dal 1988! Da quando è stato aperto Disney World nel 1971, all'epoca il prezzo per Magic Kingdom era solo di 3,50 dollari, i prezzi per l'ingresso giornaliero sono cresciuti a una media ponderata annuale dell'8,04%, circa il doppio del dato Cpi ufficiale che è stato del 4,13% su base annua. Insomma, chi dice la verità: il Cpi con le sue categoria astruse e le sue voci a dir poco incredibili - basti dire che un proprietario di casa viene conteggiato, a livelli di spese di mantenimento dell'alloggio, come un affittuario - o la Disney con le sue politiche sui prezzi? 

Sembra una barzelletta, ma non lo è, almeno per le tasche degli americani che devono fare i conti con l'inflazione reale e non quella ufficiale. Insomma, la Fed paventa lo spettro deflattivo solo per poter prendere tempo, evitando di far schiantare i mercati più leveraged di sempre con il rialzo dei tassi e magari stampare ancora un pochino? Chi può saperlo, una cosa però è certa: l'economia Usa non è affatto messa bene, almeno rispetto alle valutazioni dei titoli azionari, lo squilibrio di cui proprio la Fed martedì ha dovuto per la prima volta prendere atto pubblicamente. Grazie a sei anni di Qe i mercati hanno macinato rallies record mentre gli indicatori macro si sono schiantati e faticano a muoversi al di sopra dello zero. 

Guardate il terzo grafico: compara il reddito medio annuale di un cittadino Usa con l'andamento dell'indice Standard&Poor's e noterete da soli che il quadro che ne emerge è un'enorme X di sconnessione tra economia reale e mercato azionario, ovvero una correlazione negativa tra valutazione di mercato e l'abilità futura degli americani di supportare cash fows. In parole povere, il detrimento della classe media Usa è stato il market driver finanziario principale per gli investitori: insomma, meno i consumatori americani saranno capaci di guidare cash flows corporate in futuro, più le valutazioni di mercato crescono. Ma siccome queste ultime dovrebbero essere fondamentalmente basate proprio su quella capacità futura, come è possibile? La Fed e solo la Fed, il mercato è tossicodipendente da denaro facile e appena questo comincia a scarseggiare o si palesa l'ipotesi che possa cominciare a farlo - vedi il rialzo dei tassi - subito il mercato lancia segnali di allarme, mentre l'economia reale lo fa da anni ma totalmente inascoltata.