BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Topolino "sbugiarda" Janet Yellen

Janet Yellen (Infophoto)Janet Yellen (Infophoto)

Guardate il grafico a fondo pagina su dati Gallup, il principale istituto demoscopico e di ricerca Usa: bene, la scorsa settimana il suo "US Economic Confidence Index" è sceso a -2, il calo maggiore da luglio 2014 e la prima volta che l'indice presenta una media settimanale negativa da dicembre. Sia la condizioni attuali che i sotto-indici per l'outlook sono scesi, con la voce "speranza" che è calata maggiormente visto che il 27% degli americani ha detto che lo stato dell'economia è "eccellente", ma il 29% lo ha definito invece "povero", portando l'indice a -2 dal +2 della settimana precedente. Di più, per quanto riguarda l'outlook, il 47% degli americani ha detto che l'economia "sta migliorando", ma il 49% ha risposto che "sta peggiorando", facendo calare l'indice dal +3 della settimana prima. 

Cos'è successo in soli pochi giorni? Prezzi del gas aumentati di colpo? Inverno troppo freddo? Salari stagnanti o magari l'aumento dei prezzi per entrare a Magic Kingdom? O forse gli interpellati hanno solo dato un'occhiata alle riduzioni salariali nei loro piani 401? L'America sta giocando una partita di fondamentale importanza, poiché pur conscia di aver esagerato con lo stimolo - tanto da farci ipotizzare una sorta di mascheratura ufficiale di quella che è una vera e propria iper-inflazione da Qe come mostrata dal misuratore Disney - è costretta a dover calciare ancora un po' in avanti la lattina, perché il mercato è in una condizione simile a quella pre-crisi, supportato però da fondamentali più deboli di quelli del 2008. 

C'è poi un altro dato interessante da tenere a mente quando si parla di America e delle decisioni della Fed, ovvero il sistema bancario, il quale sta ancora utilizzando trucchi contabili per nascondere le reali condizioni in cui versa. Ad esempio, molte banche statunitense ricollocano a bilancio i propri assets trasformandoli da "available for sale" (Afs), ovvero disponibili alla vendita, a "held-to-maturity" (Htm), cioè in detenzione fino a scadenza. Può sembrare un argomento poco interessante e di poco conto, ma per gli istituti è fondamentale, poiché rappresenta un modo molto efficace per nascondere le perdite che hanno patito nei loro portfolio di investimento. 

Normalmente le banche comprano bond e altre securities con lo scopo di generare un profitto su quel denaro fino a quando non dovranno ridarlo al depositario, per questo motivo sono chiamati "available for sale", visto che la banca deve vendere quegli assets per ripagare i depositanti. Ma ecco il problema: molti di quegli investimenti hanno generato o genereranno una perdita di denaro e le banche non vogliono che si sappia, quindi li ridenominano come Htm, facendo intendere che del calo del valore dell'assets rispetto al momento dell'acquisto non si preoccupano, avendo intenzione di detenerlo a vita. Ma non è così, visto che una banca non ha il lusso di potere detenere un Treasury per 30 anni, visto che rappresenta denaro che deve ripagare ai clienti domani: pensate che questo abbia funzionato come deterrente? In un solo anno, JP Morgan ha visto salire la sua quota di bond legati a mutui Htm da meno di 10 milioni a circa 17 miliardi di dollari, una leva 1700x e quasi tutte le grandi banche Usa fanno lo stesso per nascondere le perdite. 

E sapete qual è la cosa peggiore? Che il governo non solo chiude un occhio, ma le aiuta con leggi ad hoc! I regolatori federali, infatti, recentemente hanno creato una nuova "rule" che permette alle banche di ridurre il peso del rischio che assegnano ai loro assets, di fatto trasformando il VaR in qualcosa di senza senso. Non scherzo, il Federal Financial Institution Examination Council recentemente ha dichiarato che «se un asset particolare ha le caratteristiche per essere piazzato in più di una categoria di rischio, viene assegnato alla categoria che ha il minor peso di rischio». Quindi, si permette per legge alle banche di godere di straordinaria libertà nello sminuire i livelli di rischio dei loro investimenti a bilancio, visto che ogni istituto può decidere da solo che un asset a rischio ha invece le caratteristiche di un altro come meno rischio implicito, dando una rappresentazione totalmente falsata dei propri investimenti in atto e del loro grado di pericolosità potenziale.