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SPY FINANZA/ Topolino "sbugiarda" Janet Yellen

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Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

E la reazione del mercato alle parole di martedì di Janet Yellen, ovvero il prezzare il rinvio per almeno altri due meeting della Fed del rialzo dei tassi come un rinvio sine die almeno per tutto il 2015, potrebbe essere decisamente pericolosa. C'è infatti una remota ipotesi che a giugno quel quarto di punto nelle Fed Fund Rates salga davvero e allora sarà chiaro a tutti che la strategia decisa è stata quella dell'asset repricing, ovvero uno scoppio netto della bolla piuttosto che il perdurare di uno sgonfiamento infinito. In quel caso, ci sarebbero circa tre mesi di tempo perché le istituzioni finanziarie, banche e fondi, vendano tutte le loro detenzioni ultra-leveraged a un prezzo decente prima del botto, ma vista l'interpretazione generale del mercato, altro denaro verrà piazzato da qui in poi in assets a rischio nel mercato più sconnesso dai fondamentali e basato sui multipli di sempre. A quel punto, il tonfo sarebbe davvero di quelli che lasciano a terra morti e feriti, visto che la stessa Fed ha ammesso la sovra-valutazione di molti assets e quindi anche una normale correzione dei prezzi potrebbe spazzare via l'intera capitalizzazione di mercato di molti players, gli stessi aiutati dal governo a nascondere le perdite e il grado di rischio dei loro investimenti. 

Sarà per tutto questo che ieri Crispin Odey, fondatore e manager dell'Odey Asset Management, un hedge fund che lo ha reso miliardario, ha pronunciato la seguente frase: «Per quanto mi riguarda, l'opportunità ribassista che abbiamo di fronte è più grande di quella del biennio 2007-2009 e questo anche perché la gente sta ancora guardando a quanto sta accadendo e crede che ogni evento sia isolato, sconnesso dagli altri. Il ciclo al ribasso che ci attende sarà facilmente ricordato per un centinaio d'anni e causerà un enorme danno, proprio per il fatto che accadrà nonostante i tentativi della Banche centrali di evitarlo». Tutti avvisati, per tempo.

 

P.S.: Prima la vicenda delle banche popolari che devono tramutarsi in società per azioni, con annessa speculazione e un bel decreto a seguire. Ieri l'Opa su RaiWay da parte di Mediaset, di fatto impossibile perché il decreto che permise lo sbarco in Borsa di RaiWay impone comunque il controllo pubblico delle torri. Eppure tutti i titoli legati all'operazione ieri sono volati in Borsa: anche stavolta qualcuno sa in anticipo che arriverà un decreto ad hoc? La Consob, come al solito, sembra dormire il sonno dei giusti.



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