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DALLA GRECIA/ La verità scomoda (per Tsipras) sull'accordo con l'Europa

Pubblicazione:venerdì 27 febbraio 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

In questi ultimi mesi la sua identità si specchiava nell'avversione al governo Samaras e alle misure economiche che assottigliavano il conto in banca. Oggi, dopo l'accordo resta in attesa di sapere se pagherà meno tasse. Magra prospettiva per chi resta. I giovani, i più coraggiosi, hanno già deciso: via da questo Paese. Sono in duecentomila.

Le elezioni sono state una valvola di sfogo. La sbornia è terminata, la trattativa con Bruxelles è conclusa. E adesso? Adesso, e nei prossimi quattro mesi si dovrebbe rivoltare come un calzino quasi l'intera architettura dello Stato. Serve una strategia per definire che cosa sarà la Grecia nel futuro. Servono nuove leggi che il Parlamento dovrà approvare. Già ma quali leggi? Quelle promesse in campagna elettorale o quelle "suggerite" dalla Troika (o Istituzioni)? E sappiamo che senza l'approvazioni di alcune norme, l'Europa non concederà altri finanziamenti. 

Spesso i "syrizei" (come qui identificano i ministri di Syriza) usano la seguente definizione: "Il governo di Syriza", dimenticando che il governo è il risultato di un'alleanza politica tra due partiti: Syrizia appunto e Anel (Greci Indipendenti). Si aggiunga che questa alleanza atipica tra destra nazionalista e sinistra contiene al suo interno anche una minoranza di "duri e puri" ex comunisti, i quali hanno già fatto sentire la loro voce di dissenso. Dunque quando si dovranno votare misure sia di politica economica che di politica sociale, il governo potrebbe perdere pezzi sia da sinistra che da destra. Ma questo è un gioco teorico - forse si dovrebbe chiedere un pronostico al ministro delle Finanze. Si tratta di prevedere che cosa sceglierà il governo: il pane o il principio?



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