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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il nuovo pericolo che arriva dalla Bce

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Qual è il rischio al ribasso di questo trade, il rendimento del Bund scenderà ancora e arriverà a 15 punti base? E cosa accadrà quando finirà il ciclo deflazionistico e si attiverà quello inflazionistico o, peggio, iperinflazionistico? Non esiste infatti possibilità alcuna che il Bund tedesco possa tradare a 30 punti base per i prossimi cinque anni, figuriamoci per i prossimi dieci e quando i rendimenti obbligazionari diventeranno così compressi da rappresentare a malapena i prezzi di un'opzione call "out of the money" ma senza essere prezzati per un'inversione che rappresenti almeno la media degli yield a 10 per i bond, questo metterà l'intero sistema finanziario a rischio sistemico su larga scala, un qualcosa a cui le varie Banche centrali sarebbe meglio che cominciassero già ora a pensare. Il problema non è infatti la crescita anemica o la deflazione in sé, ma la crescita di una bolla enorme sulla più grande asset class del mondo insieme al Treasury: e il Bund che trada a 30 punti base rappresenta il classico canarino nella miniera di carbone, un disastro che aspetta solo di accadere per qualsiasi investitore che stia operano a leva sul suo bilancio con questo investimento ridicolo. Ma non solo, è anche la cartina di tornasole di altro, ovvero che nonostante sia ancora sideralmente lontano dai 575 punti base toccati nel novembre 2011, il nostro spread e quello spagnolo verso l'obbligazione tedesca sono già tornati ai livelli pre-annuncio del Qe, ovvero potrebbero aver già "prezzato" il bazooka di Draghi e ora necessitano di nuove buone notizie per invertire al ribasso e seguire il trend del Bund. 

Il quale, però, è un bene rifugio, non l'obbligazione sovrana di un Paese con la ratio debito/Pil al 135% o di una nazione che nel weekend ha visto la prova di forza di Podemos in piazza in vista delle elezioni politiche, avvenimento che ieri la Borsa di Madrid ha pagato con un calo pesante. Oggi siamo in area 130 punti base, se dovessimo sfondare per qualche ragione area 150 allora potrebbero essere noie serie. Inoltre, le aspettative inflazionistiche recentemente sono calate più velocemente dei rendimenti nominali, questo a dimostrare che in molti mercati i rendimenti reali stiano già salendo, come ci dimostra il primo grafico a fondo pagina. Certo, possono esserci ragioni tecniche dietro questo trend, ovvero l'abbandono da parte di investitori dei cosiddetti inflation-linkers come carry positivo al ribasso sulla curva, ma se invece le aspettative seguiranno il mercato, come accaduto spesso nella storia e come ci dimostrano il secondo grafico a fondo pagina, le Banche centrali potrebbero essere forzate a politiche di stimolo meramente per mantenere i livelli attuali, senza interessarsi ad aggiungerne altri. 

Quando il 22 gennaio Mario Draghi annunciò il Qe, inoltre, 1,4 triliardi di debito europeo con scadenza superiore a un anno venivano già tradati con tassi negativi, un qualcosa di senza precedenti. Ma se ampliamo lo spettro al di là dell'eurozona, includendo il debito di altre nazioni come Giappone, Danimarca, Svezia , Svizzera e così vià, cosa accadrebbe? Quello che ci mostra l'ultimo grafico a fondo pagina, ovvero che a oggi 3,6 triliardi di debito governativo a livello globale sono tradati con rendimento negativo, una cifra che rappresenta il 16% del Global Government Bond Index di JP Morgan. In parole povere, quasi un quinto di tutto il debito governativo del mondo viene scambiato con rendimenti negativi, cioè gli investitori pagano i governi, utilizzando denaro di altra gente, per il privilegio di comprare le loro emissioni! Roba da Tso. 

Attualmente ci sono tra 1,5 e 1,7 triliardi di dollari di bond dell'area euro con scadenza superiore a un anno che tradano con yield negativo, quasi tutti di Paesi core entro la maturity dei cinque anni, ma il totale sale a 1,8 triliardi di dollari unendo 16 miliardi di debito svedese, 60 miliardi di debito svizzero e 45 miliardi di debito danese, tutti con rendimento negativo già oggi (e la Danimarca, oltre ad aver alzato il tasso sui depositi, ha annunciato di aver cancellato tutte le aste di debito per il 2015, quindi zero emissioni e zero bond da acquistare). Sul finire della scorsa settimana, poi, quasi tutti i bond governativi giapponesi tradavano con rendimento positivo, ma solo sette giorni prima circa 1,8 triliardi di dollari di debito nipponico avevano yield negativo: ecco arrivati a quota 3,6 triliardi o il 16% del JPM Global Government Bond Index.