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FINANZA E POLITICA/ Renzi, Tsipras e la "trattativa" che interessa l'Italia

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Quindi, a parer mio, l’Italia è destinata a giocare un ruolo importantissimo sulla questione greca e mi pare voglia giocarlo. Gli Usa, com’è noto ora pubblicamente sia dopo le dichiarazioni anti-austerità di Obama, sia con la stessa ben vista nomina del giustamente fedele Mattarella, appoggeranno fortemente Renzi e la sua squadra. Migliore situazione di questa non può esservi. La Grecia, lo ripeto, dovrà consolidare parte del debito sovrano detenuto dalla Bce sostituendo obbligazioni tradizionali a cedola fissa con titoli indicizzati economicamente. Lo hanno già fatto gli argentini con successo: si tratta di una ristrutturazione della scadenza e della composizione degli impegni che dovrà essere accettata pena un grave crollo di tutto il meccanismo europeo. La Germania tratterà. Di qui il fatto inequivocabile della messa in discussione del ruolo dominante tedesco che la vittoria di Syriza ha così determinato tra politica economica e politica estera.

La questione greca è, quindi, molto complessa e richiama l’Europa e il mondo ai valori fondamentali. L’incontro italo-greco non deve dar vita a nessun asse preferenziale che sarebbe visto sfavorevolmente sul piano diplomatico: deve invece aprire una larga discussione politica in Europa in primis con i tedeschi. È in questo contesto che si sono incontrati Renzi e Tsipras. Un contesto ampio e complesso nei confronti del quale le schermaglie diplomatiche sono aperte. Bene ha fatto Renzi a far sapere che ha parlato con la Merkel. L’aiuta in una situazione molto difficile nel suo Paese, dove sale una febbre anti-euro che non fa piacere a nessuno, ai greci per primi. Bene fanno i greci a tenere alta la guardia e la posta con grande dignità nazionale. L’importante è che si negozi nell’ombra, come certo Renzi, del resto come Draghi, sicuramente sta facendo da quando Syriza ha vinto. Ma nel contempo bisogna lanciare pubblici segnali rassicuranti.

Ha ragione Renzi: non vi è nessun bisogno di un asse mediterraneo. È ben più solido quello nordamericano e di fatto inglese che si presta bene a indebolire la Germania senza alte grida e con molto basso profilo e grande efficacia. Occorre però comprendere che questo incrocio di temi e di problemi segna di fatto la fine di un ciclo: quello dell’austerità. La Grecia, pur guidata da una forza dichiaratamente di sinistra, rappresenta il primo atto in una presa di coscienza popolare contro un approccio politico alla crisi del tutto inadeguato che coinvolge profondamente anche le classi medie.

C’è poi un effetto stupefacente dell’austerità: la crescita ineguale anche in Germania. Solo nel 2011 i salari tedeschi sono tornati al livello del 2000, mentre oltre un quarto dei lavoratori tedeschi percepisce una paga oraria inferiore ai 9,30 euro. È un livello da est europeo. Soprattutto, è un livello che sta creando ampie sofferenze e proteste.


COMMENTI
04/02/2015 - L'Italia finirà cornuta e mazziata? (Carlo Cerofolini)

Ma non è che alla fine a rimetterci sarà soprattutto l’Italia - che ha già dato circa 40 miliardi per la Grecia che probabilmente saranno a fondo quasi perduto - e comunque se la Grecia, che è piccola economicamente, verrà salvata non accadrà poi che noi invece, troppo grandi ma non per non fallire, faremo la fine della Lehman & Brothers, ovvero, dopo esserci svenati per l’Ue germanocentrica, andremo in default?