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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Renzi, Tsipras e la "trattativa" che interessa l'Italia

Renzi e Tsipras si sono incontrati ieri a Roma. Per GIULIO SAPELLI, il colloquio tra i due può dare inizio a una fase molto importante per il futuro dell’economia europea

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

La Borsa d’Atene ha chiuso oggi a +11% dopo l’annuncio delle cosiddette misure di swap. Tsipras e Varoufakis hanno infatti articolato con intelligenza il piano che la Grecia presenta ai creditori: si fonda sullo scambio dei titoli attualmente in possesso della Bce con delle obbligazioni irredimibili, mentre il resto del debito dovrebbe essere permutato con bond indicizzati alla crescita nominale del Pil, ponendo in tal modo la priorità della crescita al centro del processo di lenta ma fortemente voluta fuoriuscita dal debito. Il provvedimento non toccherebbe lo stock di debito detenuto da Fmi e privati.

Certo, essenziale sarà l’atteggiamento, più che del Commissario e dei commissarietti europei, della Bce. Se essa facesse oggi quello che fece in Irlanda costringendo quella straordinaria nazione a svenarsi per salvare le banche inglesi e francesi, per i greci non ci sarebbe scampo. È per questo che l’incontro di Varoufakis con Padoan e poi quello di Renzi con Tsipras sono stati eccezionalmente positivi. Non si è parlato di deficit - o almeno non se n’è parlato in pubblico - e questo è ciò che conta. In pubblico si sono osannate tanto le istituzioni europee come aree di dialogo solidale quanto di spazio argomentativo centrale per una riforma della politica economica dell’Ue. A mio parere si tratta di un gran passo innanzi e non poteva esservi miglior viatico all’insediamento del nuovo Presidente della Repubblica.

Nessuno meglio di lui, che fu ministro della Difesa del governo D’Alema che bombardo i serbi, può far comprendere come salvare la Grecia sia molto di più di una questione economica. La Grecia è, con la Turchia, l’asse portante del fronte sud della Nato. Il problema oggi, certo, non è più l’Urss, ma è pur sempre la Russia con cui si è aperto un fronte di scontro sia in Ucraina, sia in Crimea, e quindi proprio ai confini dello stesso fronte Sud della Nato , fronte - altra nota da tenere a mente - che non dispone più di quel sicuro antemurale costituito dalla Turchia, sempre più tentata, invece, da un ruolo autonomo e neo-ottomano che ha profondamente influito anche sulle difficoltà militari della Nato nel corso delle ultime disperate e inefficaci avventure nel Medio Oriente contro gli scismatici islamisti.

Ebbene, la Russia ha con la Grecia strettissimi legami economici e appare, nonostante la sua recessione, un partner assai pronto a sostituirsi all’Ue se si trattasse di salvare la Grecia da una difficile situazione finanziaria a fronte del dignitoso rifiuto di ottenere nuovi prestiti dalla Troika e di chiedere una dilazione del debito. Se i tedeschi fanno, a differenza dei francesi, la faccia dura e ripetono la loro solita litania, la Russia è pronta, di contro, ad agire. Questa mossa mette in grande difficoltà i tedeschi, in primis la signora Merkel che, rispetto alla Russia, gioca nel suo Paese e sul piano internazionale una partita difficilissima. Deve mantenere aperto un canale diplomatico verso quello che è da sempre lo spazio vitale tedesco e dall’altro non cadere nella trappola dell’isolamento nei confronti di un’Europa che sente il richiamo delle sanzioni sotto la spinta sia dell’odio nei confronti della Russia dei paesi a ex dominazione sovietica, sia dei maggioritari fautori dei cosiddetti principi umanitari anche in politica estera, con le conseguenze devastanti che abbiamo visto e subito durante le cosiddette primavere arabe e le improvvisate primavere georgiane, ucraine e…chissà anche italiane, se pur in ben altra forma e misura.


COMMENTI
04/02/2015 - L'Italia finirà cornuta e mazziata? (Carlo Cerofolini)

Ma non è che alla fine a rimetterci sarà soprattutto l’Italia - che ha già dato circa 40 miliardi per la Grecia che probabilmente saranno a fondo quasi perduto - e comunque se la Grecia, che è piccola economicamente, verrà salvata non accadrà poi che noi invece, troppo grandi ma non per non fallire, faremo la fine della Lehman & Brothers, ovvero, dopo esserci svenati per l’Ue germanocentrica, andremo in default?