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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "domino greco" che colpisce l'Italia

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Terzo, il timing è fondamentale nel trading di un tale-risk (come potrebbe essere il “Grexit” o lo stesso fallimento del Qe o proprio dell’Abenomics giapponese), esattamente come lo è a teatro. Ovvero, se si cominciassero a sentire tremori, memori di quanto accaduto nel recente passato, saranno in molte le istituzioni che seguiranno l’esempio di Lehman posizionandosi short sulla periferia europea, anche in netto anticipo su scadenza viste fino a ieri come dirimenti, ad esempio le elezioni regionali e municipali del prossimo maggio e quelle politiche di fine anno in Spagna con l’incognita Podemos sempre più indirizzata verso un epilogo stile Syriza. Quarto, in un mercato normale che si basa sui fondamentali occorre guardare al flusso del finanziamento, in un mercato mosso invece dalla narrativa occorre guardare al flusso di quest’ultima. Peccato che con l’annuncio del 22 gennaio scorso, per Mario Draghi non ci siano più margini di utilizzo della narrativa per supportare la politica monetaria. Ora contano i fatti e potrebbero deludere.

Quinto, la compiacenza dei mercati verso le turbolenze greche è un errore e non perché Atene sia in sé un grosso problema, ma perché le stesse dinamiche politiche greche potrebbero arrivare presto anche in Italia, non a caso proprio Mario Draghi ha imposto a Matteo Renzi il nome di Sergio Mattarella come nuovo presidente in vista di tempi molto turbolenti. Per capirci: la Grecia è Bear Stearns, l’Italia è Lehman Brothers. Se non vi ricordate cosa accadde all’epoca, fate una ricerca su Internet con questi due nomi e guardate le dinamiche che ne legarono i destini nel 2008. E incrociate le dita.

 

P.S.: E tanto per aggiungere qualche altro dato alla mia sensazione che a livello globale si stia entrando in una nuova fase recessiva, ecco un nuovo aggiornamento sul Baltic Dry Index, il quale ha perso altri 35 punti base, raggiungendo quota 590 e andando sotto il livello di 600 per la prima volta dal 1986, mentre si avvicina sempre più al minimo storico assoluto di 554 toccato nel luglio di quell’anno. E come ci dice il grafico, stiamo parlando del crollo a tre mesi al ritmo più elevato dal fallimento di Lehman Brothers. Qui non si tratta più di sovracapacità o discrepanza tra domanda e offerta, questa è una convergenza strutturale di enorme malinvestment - come ci insegna la Scuola austriaca di economia - e realtà economica.

 

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