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SPY FINANZA/ Il "domino greco" che colpisce l'Italia

Pubblicazione:mercoledì 4 febbraio 2015

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La farsa greca pare già finita e con ogni probabilità, quando il 28 febbraio Atene dovrà decidere se accettare un prolungamento del programma di sostegno o sbattere la porta in faccia alla troika per sempre, sceglierà la prima ipotesi. Anzi, lo ha già tacitamente fatto e la serata di lunedì ne è stata l’esempio lampante: Tsipras è più furbo e meno rivoluzionario e pericoloso di quanto sembri o venga dipinto, il problema è che la fine a tarallucci e vino del caso ellenico - con ovvi tira e molla per tenere alta l’aspettativa post-elettorale dei greci - apre una finestra inquietante sui reali rischi e sulle reali vittime potenziali dei mercati nei mesi a venire. E l’Italia è in prima linea, anzi è quasi certamente il prossimo tassello del mosaico. Prima ci saranno scossoni in Spagna, tanto per trasformare Podemos in una nuova Syriza agli occhi dell’opinione pubblica spaventata per i propri conti correnti in vista del voto, poi si passerà all’attacco in piena regola verso il bersaglio grosso.

Ma partiamo da principio. Lunedì gli indici Usa sono stati in ribasso per tutto il giorno, zavorrati dal non entusiasmante dato sull’indice manifatturiero, ma di colpo, a un paio d’ore dalla chiusura delle contrattazioni, hanno virato in positivo e sono schizzati su livelli di aumento a tre cifre. Goldman Sachs ieri ci ha detto che il 17% del flusso totale degli acquisti era legato a buybacks azionari, ma questo non ci interessa, se non a livello statistico: ciò che conta è cosa ha reso possibile quei rialzi e ce lo dice il grafico a fondo pagina: l’anticipazione con cui il Financial Times rendeva noto come la Grecia avesse un piano alternativo da proporre ai partner che non comportasse haircuts sul debito. Beh, per far decollare gli indici Usa a quel livello, la soluzione proposta dal ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, doveva essere davvero geniale. Vediamola rapidamente.

Si tratta di «un menu di swap sul debito», definizione testuale del ministro, ovvero la Grecia vuole proporre agli investitori uno scambio tra gli attuali titoli di credito e dei nuovi bond. Le obbligazioni offerte in scambio, a meno di variazioni nei termini della proposta, sarebbero di due tipi: il primo - il più importante, perché sul piatto di chi ha in mano la maggioranza del credito, vale a dire gli Stati europei - indicizzerebbe il nuovo debito al tasso di crescita nominale dell’economia greca. Quindi, più Atene torna a crescere, più salirebbero gli importi pagati ai creditori internazionali e qui la proposta fa riferimento ai salvataggi concessi dall’Europa, inclusi i finanziamenti italiani. La seconda tranche dello swap riguarderebbe il capitolo dei titoli nel portafoglio della Banca centrale europea: oggi valgono 26 miliardi circa dei 322 miliardi del totale dell’esposizione ellenica. In questo caso Varoufakis ha parlato, a sostituzione del vecchio debito, di “obbligazioni perpetue”, non avendo alcun pudore nel parlare chiaramente di «utilizzo intelligente di ingegneria del debito», senza bisogno di usare il termine “taglio” o “haircut”.

Insomma, la notizia che ha fatto saltare Wall Street è di fatto l’idea di far pagare comunque un prezzo ai creditori, ma usando termini diversi, al fine di non creare disagio nei cittadini tedeschi o finlandesi. Si vede che la Borsa Usa ormai è un casinò impazzito, altrimenti in tempi normali avrebbe reagito a una bufala simile con uno zero virgola. Detto fatto, ieri sempre il ministro delle Finanze ellenico, in onore al sirtaki di dichiarazioni e toni da alternare per non far cadere la facciata barricadera di Syriza al primo affondo, ha dichiarato via Twitter che «non è in atto nessuna inversione a u da parte nostra sulla questione del debito. La nostra promessa è solida, il debito sarà reso sostenibile anche se l’haircut sarà sostituito con l’eufemismo dello swap». Della serie, era una presa in giro e te lo dico anche chiaro e tondo in faccia.

Non a caso, a metà pomeriggio di ieri Angela Merkel ha deciso che i monelli di Syriza andavano messi in riga attraverso un bel bagno di realismo e una velata minaccia: «Mi aspetto che i negoziati per il finanziamento greco andranno avanti per mesi». E di mesi da attendere i conti pubblici ellenici non ne hanno. Ancora più duro uno dei più alti rappresentanti del partito della Cancelliera, Volker Kauder, il quale ha definito il piano greco «né carne, né pesce. Non abbiamo intenzione di giocare a questo gioco, non intendo commentare piani raffazzonati ogni giorno. Il fatto rimane che noi abbiamo degli accordi con la Grecia e non con un governo e a quegli accordi bisogna aderire».

 


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