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EURO/ Il rischio-Tsipras è che la Ue non lo capisca

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

I costi sociali che la popolazione europea in parte già affronta e in parte affronterà nello scenario a oggi prevalente non saranno leggeri (la disoccupazione giovanile già nota sia per dimensione che per durata può essere già vista come una grave ingiustizia). L’uscita dalla crisi economica europea sarà molto lenta finché a livello politico non sarà maturata una capacità di leggere la realtà in modo diverso. Una lettura nemmeno molto innovativa della realtà economica attuale potrebbe, invece di guardare solo al pareggio di bilancio come totem cui tendere senza dichiararne esplicitamente la ragione, considerare che l’attuale livello dei tassi di interesse, anche a lunga scadenza, è un’occasione che potrebbe non tornare a breve, un’occasione da non perdere per realizzare quelle opere pubbliche in grado di restituire rendimenti colossali se realizzate pensando al futuro a lungo termine di un Paese (o di una comunità di paesi, se vogliamo accettare che l’Europa esiste e vogliamo lavorare perché continui a esistere).

La contabilità utilizzata per valutare l’operato di un governante tende a guardare quanto è costato, più di quanto ha omesso di fare o creare, i danni procurati per omissione possono essere immensi a confronto dei tradizionali errori dell’agire. Altro tema che sembra diffuso nel modo di pensare odierno in Europa è la confusione esistente nel leggere la finanza e l’economia come obiettivi e non per quello che sono e devono rimanere: puri strumenti.

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