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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le strategie dietro alle "montagne russe" del petrolio

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Stando a questo quadro, ci sono due sviluppi possibili: o nei prossimi trimestri il rapporto P/E è destinato a salire anche con prezzi costanti o in calo dello S&P's 500, a meno che non ci sia un nuovo crollo oppure un qualsiasi evento non previsto riporterà immediatamente il rapporto P/E alla realtà di mercato, cioè ai massimi storici e a una sovravalutazione senza precedenti della Borsa americana. In ogni caso, un azzardo non da poco visto che se qualche fatto inaspettato dovesse portare i livelli di rapporto P/E sopra quota 20, l'effetto psicologico sugli investitori sarebbe quello di guardare all'anno 2000 e all'esplosione della bolla dot.com, quando quella ratio era arrivata a 26. 

E attenzione, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, lunedì quel livello è stato raggiunto e se qualcosa non inverte il trend, che vede l'aumento mensile a quota 10x, entro fine febbraio saremo al livello più alto mai raggiunto! Indicativamente, il multiplo P/E medio di lungo termine per le aziende energetiche è solo è poco più di 13x, quindi significa che al momento il mercato ha già calcolato e, peggio, prezzato il fatto che il settore energetico può facilmente raddoppiare i suoi utili, basati sul "Forward price earning", dagli attuali livelli di depressione. Ma com'è possibile? 

Ce lo spiega il secondo grafico, grazie al quale vediamo che dal picco del giugno 2014, le stime sul prezzo/utili del comparto sono calate del 50% a causa del crollo del 60% del prezzo del petrolio, mentre i prezzi dell'Energy Index sono calati solo del 25% dai massimi. Il che implica due cose: o gli utili del comparto energetico salgono del 70%, implicando un prezzo al barile risalito a quota 88 dollari, e allora quella valutazione sui multipli torna normale oppure il prezzo del settore energetico deve crollare dagli attuali 549 a 323, circa un tonfo di oltre il 40%. 

Il problema, infatti, è che mentre le equities stanno prezzando in un mercato insostenibile di P/E a quota 26x, un altro mercato - quello delle previsioni sui tassi di interesse - sta implicitamente parlando di ulteriore crollo del prezzo a 35 dollari: se infatti il dollaro continuerà a rafforzarsi e si arrivasse alla parità con l'euro, la previsione è di un crollo del prezzo del petrolio del 22%, un qualcosa che implica il greggio a 35,5 dollari al barile tra un anno a partire da oggi. Di conseguenza, non solo il multiplo P/E potrebbe salire a 30x e oltre, ma i prezzi del settore dovrebbero scendere del 50% dal livello attuale, un qualcosa di devastante per gli altri settori quotati sull'indice S&P's 500 e per tutte le altre asset classes: un evento che potrebbe spingere la Fed non ad alzare i tassi ma a dar vita, in fretta e alla massima potenza, al Qe4 tanto agognato da Wall Street. 

E senza scomodare questi scenari estremi, ancorché non impossibili, ci sono investitori che già stanno patendo e non poco la situazione attuale, visto che hanno pompato 1,4 triliardi di dollari nell'industria di petrolio e gas negli ultimi cinque anni, periodo durante il quale il prezzo medio del barile era a 91 dollari, aiutando la produzione Usa a salire al massimo da oltre 30 anni. Ora che i prezzi sono in area 50 dollari e, pare, in trend ulteriormente ribassista, ogni euforia sarà temperata dalle perdite che cominciano a sostanziarsi per i fondi investimento, gli schemi pensionistici integrativi e i bilanci delle banche. Il mercato al ribasso ha fatto sparire qualcosa come 393 miliardi di dollari da giugno 2014, 353 miliardi dalle azioni delle 76 aziende presenti nell'indice Bloomberg Intelligence North America Exploration and Production e almeno 40 miliardi dai bond energetici ad alto rendimento emessi da molte compagnie estrattrici. 

Per Sean Wheeler, co-presidente della Latham&Watkins di Houston, «la sola cosa che la gente sta notando è che i prezzi di gas e benzina sono scesi, non hanno notato però che questa dinamica sta colpendo anche i loro portafogli d'investimento». Inoltre, il denaro confluito nel settore petrolio e gas da tutto il mondo negli ultimi cinque anni arrivava da differenti fonti, visto che l'industria del settore ha completato joint-ventures, investimenti e spin-off per 286 miliardi di dollari, ha racimolato 353 miliardi di dollari da collocamenti e vendita di titoli e ha preso in prestito denaro per 786 miliardi attraverso emissioni obbligazionarie e prestiti. Il crollo del prezzo ha colto di sorpresa sia creditori che investitori, visto che otto mesi fa la Energy XXI Limited, un'azienda produttrice di petrolio di Houston, ha venduto bonds per 650 milioni di dollari e la domanda fu così alta che si raddoppiò l'ammontare dell'offerta: bene, il debito di quell'impresa oggi è tradato a meno di 50 centesimi sul dollaro e il titolo azionario ha perso l'88%.