BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Popolari e fusioni, il "risiko" per far crescere l'Italia

InfophotoInfophoto

Nonostante questi interventi il nostro sistema bancario si trova oggi di fronte a una situazione piuttosto delicata, riassumibile nei punti che seguono:

Si deve fronteggiare una situazione reddituale piuttosto critica: il continuo accrescersi della rischiosità dei prestiti, testimoniata da una crescita del rapporto fra le sofferenze lorde e impieghi (che ha raggiunto quasi il 10% a fine 2014, pari ad oltre 180 miliardi di euro, contro un 3,6% di prima della crisi), comprime un risultato d'esercizio già di per sé compromesso dalla riduzione dello spread (divario fra il tasso medio sui prestiti e quello sulla raccolta: 212 punti base a fine 2014 contro i 329 di prima della crisi); 

Si deve fronteggiare una situazione sindacale altrettanto critica: la manovra della principale voce di costo, rappresentata appunto dal lavoro, incontra forti rigidità in presenza di una strenua difesa dei livelli occupazionali e del necessario tentativo di legare detti livelli al concetto della produttività, stante la difficoltà di accrescere i volumi dell'intermediazione;

Bisogna assicurarsi requisiti patrimoniali sempre più stringenti e commisurati all'effettiva rischiosità dell'attivo, se non si vuole incorrere nei rigori di una vigilanza che, diventata europea per le banche principali, tenderà inevitabilmente a estendersi a tutte le banche del Paese;

Bisogna assicurare il necessario flusso di credito all'economia e in particolare alle Piccole e medie imprese, troppo penalizzate dagli avvenimenti legati alla crisi finanziaria. Anche dalla verifica appena conclusa sullo stato di salute delle banche, è emerso molto chiaramente il legame che c'è fra economia reale (imprese e famiglie) e sistema bancario: non si può più procrastinare il sostegno della struttura portante del nostro sistema produttivo (le Pmi appunto) se si vuole perseguire il risanamento bancario: vale il vecchio principio "imprese sane=banche sane". Al fine di ampliare l'offerta di credito a favore delle piccole e medie imprese, sarebbe anche utile riproporre il tema di una soluzione di sistema per le sofferenze bancarie (creazione di una bad bank o di un fondo dedicato ai non performing loans, su iniziativa dello Stato, chiaramente con modalità compatibili con il vincoli sul bilancio pubblico), strada già suggerita dalla nostra banca centrale e sulla quale sembra si stia orientando il Mef;

Si devono adeguare i sistemi informatici ai continui progressi tecnologici e conciliare le procedure con il contenimento dei costi operativi, presupposto indispensabile per raggiungere e mantenere livelli adeguati di efficienza;

Si devono infine perseguire livelli crescenti di professionalità con le competenze necessarie per fare fronte alle sempre più pressanti esigenze di misurazione e gestione dei rischi propri dell'attività bancaria e fra questi principalmente il rischio di credito; al contempo bisogna saper rispondere alle sempre più sofisticate esigenze provenienti dal mercato e dalle autorità di controllo, principalmente in termini di chiarezza e trasparenza delle operazioni. A proposito del rischio di credito, credo che sarebbe opportuno rivalutare il ruolo della cosiddetta soft information (conoscenza e rapporto diretti fra banca e impresa) rispetto a più o meno sofisticati modelli statistici, assieme alla capacità di valutare le situazioni prospettiche delle imprese in luogo di quelle rivolte al passato.