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SPY FINANZA/ La "febbre giapponese" fa tremare gli Usa

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La Bank of Japan, dopo aver scassato il più grande mercato obbligazionario del mondo eliminando sia il concetto di fair value che di price discovery con la sua azione onnivora, ora ha perso il controllo della situazione? Parrebbe di no, almeno stando alle parole pronunciate mercoledì dal dinamico duo Abe-Kuroda, i Batman e Robin dell'universo keynesiano, ma qualcosa non quadrava. Il governatore della Bank of Japan ha infatti dichiarato che «il programma di acquisti obbligazionari non ha incontrato problemi», che «non pensa che la liquidità giapponese sia calata particolarmente» e che «la Bank of Japan non compra bond per finanziare il debito governativo», mentre Shinzo Abe si è limitato a un laconico «i metodi di allentamento monetario sono in carico alla Bank of Japan». Come dire, se sbagliano, sbagliano loro e io non c'entro nulla. Ma qualcosa comincia davvero a scricchiolare nel Sol Levante. Nonostante le banche nipponiche stiano infatti cavalcando un'onda di profitti grazie alla manovra di stimolo della BoJ che amplia i loro capital gains, molti analisti cominciano a mettere in dubbio la forza e la lunghezza di quell'onda visto che la bassa domanda e la competizione senza scrupoli sta già portando i tassi sui mutui ai minimi storici. 

Per Nana Otsuki, analista nella filiale nipponica di Bank of America-Merrill Lynch, «questo è un duro colpo per le banche, perché i mutui sono uno dei due settori - insieme all'espansione estera - che avrebbe dovuto garantire una certa crescita. Invece, la competizione sfrenata ha portato i tassi sui mutui a livelli da minimo storico e il rischio di credito all'estero sta salendo». I mutui pesano per circa un quinto dei 499 triliardi di yen (4,24 triliardi di dollari) dei prestiti totali erogati dagli istituti giapponesi nel terzo trimestre dell'anno fiscale 2014, stando a dati diffusi da Toyoki Sameshima di Bnp Paribas, a detta del quale «questo sviluppo deve far paura al settore bancario nipponico, visto che negli anni gli istituti hanno già visto erodersi i margini di profitto sul loro core business, i prestiti». 

Chiba Bank, una della banca che ha reso noti i dati sul margine di interesse netto (Nim) sui suoi prestiti, ha sottolineato come il Nim sui mutui sia sceso dal 2,32% all'1,44% dal 2007 al 2014. Le tre principali banche del Paese - Mitsubishi, Mizuho e Sumitomo Financial Groups - hanno già limato al ribasso i loro tassi sui mutui a tasso fisso a dieci anni all'1,1% all'inizio di questa settimana, nel tentativo disperato di guadagnare quote di acquirenti immobiliari dei competitors. Ma la corsa verso il fondo è solo la diretta conseguenza di un continuo calo dei tassi sui prestiti, visto che stando a dati della Bank of Japan il tasso primario di lungo termine è sceso dal 2,5% del 2006 all'1,1% dello scorso dicembre. E il governo ci ha messo del suo, visto che la dinamica di domanda asfittica per nuovi mutui è accelerata dopo l'introduzione, lo scorso aprile, dell'aumento dell'Iva dal 5% all'8%, come confermano i dati del leader del settore, Sumitomo Trust&Banking, che ha visto il numero dei nuovi mutui calare del 27% sull'anno nel terzo trimestre del 2014. E nonostante i capital gains sulle detenzioni azionarie abbiamo pompato i profitti per le banche, grazie alla manovra di stimolo che ha visto l'indice Nikkei salire del 7,9% tra ottobre e dicembre dello scorso anno, il calo dei tassi di interesse intacca non poco quei guadagni, visto che un declino dello 0,05% sui tassi applicati ai mutui costa qualcosa come 60 miliardi di yen (509,6 milioni di dollari) di profitti spariti. 

E visto che i rendimenti obbligazionari del Giappone, seppur ultimamente in crescita, restano comunque su livelli bassissimi, nessuno sa dove potranno andare a finire i tassi di interesse sui mutui, forse addirittura in negativo come accaduto la scorsa settimana in Danimarca, dove la banca ti paga per accendere un mutuo. E che l'Abenomics possa correre il rischio di tramutarsi in "Abegeddon" lo dimostra il grafico a fondo pagina, il quale di ci mostra la comparsa di posizioni speculative al ribasso sull'azionario giapponese per la prima volta dal 2012.