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SPY FINANZA/ La "febbre giapponese" fa tremare gli Usa

Nonostante i dati sull'occupazione Usa, a Washington e Wall Street si guarda con timore a quel che sta accadendo in Giappone. Ci spiega perché MAURO BOTTARELLI

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Ieri il rendimento del Treasury Usa a dieci anni è schizzato all'1,94%, una vera sell-off obbligazionaria, dopo la pubblicazione da parte del Labor Department del dato sul numero di nuovi posti di lavoro creati negli Usa a gennaio: un impressionante +257mila unità contro le attese di 228mila e oltre i 252mila di dicembre, frutto però all'epoca di una revisione annuale di qualcosa come 147mila unità e di una piccolissima dimenticanza da parte di chi ha compilato quelle statistiche. Già, perché stando a dati mai smentiti della Challenger, Gray & Christmas a gennaio solo nel comparto energetico, a causa del crollo dei prezzi, si sono registrati tagli occupazionali per 21.322 unità (come si vede nel primo grafico a fondo pagina), mentre nel report governativo di ieri nel settore "Oil and Gas Extraction" il calo mensile tra dicembre e gennaio è stato solo di 1900 unità: hanno voluto ignorare le altre 20mila circa o si sono solo scordati? 

Insomma, ancora una volta Fausto Tonna è vivo e lotta insieme agli Usa. Inoltre, a colpire è stato anche il dato sulla media del salario orario, salita dello 0,5% (0,12 dollari) dal -0,2% di dicembre, il balzo maggiore dal novembre 2008. Detto fatto, il mercato ormai completamente privo di punti di riferimento razionali, ha deciso che quel numero per l'ennesima volta taroccato significava stabilizzazione della crescita occupazionale interna e dinamiche salariali più stabili e robuste, quindi possibilità di un aumento dei tassi da parte della Fed già a metà di quest'anno, leggi a giugno. Indi, rendimenti del Treasury pavlovianamente al rialzo e il cross euro/dollaro sotto quota 1,14. 

Il trend, per gli analisti, è invece contrario, tanto che JP Morgan ha addirittura inventato un nuovo acronimo per spiegare l'ambiente operativo cui ci si deve preparare, Zyny - ovvero zero-yield to negative-yield -, cioè un mondo di rendimenti negativi che a detta della banca d'affari scatenerà una nuova ondata di ricerca del rendimento sul mercato: «Lo Zyny non può essere separato da quanto sta spingendo gli yields a zero. Gli acquisti attraverso il Qe delle banche centrali sono la causa più recente, ma questi sono a loro volta motivati da crescita deludente, caduta dell'inflazione e paura per la deflazione». E come vi dicevo martedì, non più lontano di due settimane fa bond governativi del mondo sviluppato per un controvalore di 3,6 triliardi di dollari prezzano rendimenti negativi, il 16% del Global Bond Index della banca d'affari: «Gli yields a zero su debiti governativi sicuri spingono la ricerca del rendimento in ipervelocità, affondando i fondamentali locali. I premi di termine, liquidità e volatilità sono tutti sotto pressione». E la dinamica potrebbe acuirsi anche grazie al Qe della Bce, oltre che alla prosecuzione ormai suicida degli acquisti a pioggia della Bank of Japan, visto che i paesi con curve obbligazionarie più ampie vedranno le stesse restringersi in funzione degli acquisti di investitoti provenienti da paesi con spread a zero o quasi: insomma, si cerca il rendimento dove ne è rimasto almeno un pochino.

Ora, qualcosa però potrebbe sfuggire anche alla logica impeccabile di JP Morgan e lo sintetizza il secondo grafico a fondo pagina: il rendimento del decennale giapponese, dopo essere stato battuto al ribasso per la prima volta dal pari durata tedesco tre giorni fa, è continuato a salire negli ultimi nove giorni di trading al ritmo più veloce dal 2003, accelerato ulteriormente dal pessimo risultato dell'ultimo asta nipponica di martedì e in vista di toccare i massimi di inizio dicembre scorso.