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IDEE/ La "lista" che fa risparmiare sulla spesa

In questo periodo di crisi, dice MAURO ARTIBANI, bisogna cambiare paradigmi. E ci sono imprese che lo hanno già fatto, facendo risparmiare i consumatori e incoraggiando la spesa

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Chi vuole dire sulla crisi e ha poco spazio per dirlo, twitta: "I redditi, erogati dalle imprese a chi lavora per produrre merci sono risultati insufficienti per acquistare quanto prodotto". Accade pure questo nel tempo dei guadagni di produttività e dell'aumento di quei volumi prodotti che riducono il costo del lavoro per unità prodotta (Clup) Già, dopo il danno la beffa, così poi un altro danno: al mercato il meccanismo dello scambio si impalla; l'offerta si mostra in eccesso, la domanda in difetto. La crisi insomma, questa crisi.

Twittano tutti. Lo ha fatto pure Schumpeter: "distruzione creativa"! La distruzione è quella della base produttiva: nel 2013, il 15% in Italia; non va meglio nel resto del mondo sviluppato. Qui viene il bello. Sembra appunto in atto quel processo evolutivo dell'economia capitalistica che scompaginando l'equilibrio dei mercati, elimina le imprese incapaci d'innovare. Se tanto ci da tanto, tocca essere creativi: in questa fase recessiva viene assegnato un ruolo vitale ai processi di ristrutturazione per guadagnare produttività [1].

Occorre un altro tweet per fissare i termini che la crisi impone: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera". Se la spesa tanto vale s'ha da fare, conviene a tutti. Fatta, rifocilla quel potere d'acquisto che torna a fare la spesa, per l'impresa un affare. Si intravvede lo spazio per intraprendere una produttività nuova, anzi nuovissima, in grado di estrarre vantaggio dalla circolarità del ciclo, propria dell'economia dei consumi, associando l'agente della spesa per tenere attivo il ciclo.

Per accreditare il socio e fare utili, alle imprese tocca investire il profitto [2]. Sì, s'ha da andare contro corrente per creare il nuovo: "Chi guadagna paghi chi fa guadagnare!". Lo giuro, non è un tweet, ma il prodromo di un nuovo modello d'impresa da intraprendere per schivare nefaste sovraccapacità, non gravare sui costi, migliorare la capacità competitiva fidelizzando il consumatore che, fidelizzato, ci guadagna. Così, dopo tanto fatto si può finanche fare azzardo di produttività con imprese a bassa intensità di lavoro.

Imprese impareggiabili, per aver già fatto in toto questo, ci sono. Nel fare per sé, fanno pure per tutti, remunerando l'impiego delle risorse messe in campo da chi fa la spesa: il tempo, l'attenzione, l'ottimismo e, mi voglio rovinare, pure il viaggiare e finanche il comunicare.

 

[1] Riccardo Cappellin ne fa ricerca/proposta nel corso "Innovation and Cognitive Economics" all'Università di Roma "Tor Vergata".

 

[2] Profitto, quel remunero del rischio d'impresa che incassa ciascun attore della filiera di prodotto che, nel sistema circolare e continuo della produzione, manca di ragione economica.