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SPILLO/ Riforma Popolari, Visco fa il notaio di Renzi

Pubblicazione:domenica 8 febbraio 2015

Ignazio Visco (Infophoto) Ignazio Visco (Infophoto)

Una firma notarile, stringata e fredda, sulla riforma delle Popolari varata per decreto dal governo. Una moral suasion verso lo stesso esecutivo per la creazione di una bad bank che smaltisca le sofferenze. Una semi-assoluzione per il sistema bancario sul credit crunch. Si è mossa su più registri la metà bancaria dell' intervento del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, al convegno Assiom-Forex di Milano. Al varco più atteso — quello sul blitz che impone a 10 grandi Popolari di trasformarsi in Spa entro 18 mesi — il numero uno di Via Nazionale ha dato per scontata la riforma già oggetto di acceso confronto. Visco ha anzi sottolineato che il decreto ha risposto a indicazioni che venivano da tempo dalla stessa Banca d'Italia, dalla Ue e dal Fondo Monetario Internazionale. 

E' rimasto quindi deluso chi si aspettava che il capo dell'authority indipendente nazionale all'interno dell'Unione bancaria si riservasse qualche spazio di mediazione o di articolazione operativa della svolta di politica creditizia impressa dal premier Matteo Renzi. Il governatore ha invece enumerato di nuovo — peraltro molto in breve — tutte le ragioni che — almeno sulla carta — renderebbero utile il radicale abbandono della governance cooperativa per le grandi Popolari: la riduzione dei rischi connessi "alla concentrazione di potere presso gruppi organizzati di soci minoritari" e gli "incentivi al controllo sull'operato degli amministratori"; e soprattutto l'aumento della "capacità di ricorso al mercato dei capitali". 

La seconda sottolineatura è oggettiva: all'exit vera dalla grande crisi, le banche — tutte — inseguono un new normal fatto di "solidità patrimoniale" e di "capacità competitiva". Il governatore, d'altronde, ha implicitamente dato per acquisito che solo la trasformazione in Spa sia una via unica e obbligata: la strada delle aggregazioni è stata ventilata solo in un paragrafo successivo, a proposito delle banche di credito cooperativo. Alle quali, sempre implicitamente, ha avvicinato — in una nuova categorizzazione di fatto — le Popolari "minori" in cui verrebbe salvaguardato lo "spirito cooperativo", diversamente da quelle quotate in Borsa. 

Sul destino di quest'ultime -  e molti dei loro vertici erano ieri in prima fila nella plateax -  Visco è stato invece silenzioso: non ha minimamente affrontato il tema dei futuri assetti di controllo della "Popolari Spa", in particolare sul rischio di scalate estere e di "bolle" speculative che già hanno preso a gonfiarsi sui titoli al listino. Il governatore pare traguardare sempre lo standard globalista della public company, che peraltro non ha dato affatto buona prova (anzi) nel settore finanziario: Lehman Borhers era una public company; Abn Amro e Royal Bank of Scotland erano public company; e anche Montepaschi era una banca "trasformata in Spa e quotata in Borsa". 


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