BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "trave" cinese che può scatenare una crisi

InfophotoInfophoto

L’ultimo report di McKinsey, pubblicato giovedì scorso, è infatti impietoso e ci dice che la ratio debito/Pil cinese ora è al 282%, oltre a sottolineare tre criticità: primo, metà del prestiti in Cina solo legati direttamente o indirettamente, proprio al mercato immobiliare in ebollizione. Secondo, nonostante la regolamentazione più draconiana, metà dei nuovi prestiti sono generati ancora dal sistema bancario ombra e, terzo, il debito di molti governi locali è già oggi a livelli non più sostenibili. Detto questo, lo studio di McKinsey dà ragione al signor Guan Jianzhong su un concetto fondamentale: vi ricordate il 2007? Bene, non solo da allora nulla è cambiato ma, anzi, oggi la situazione mondiale è in condizioni nettamente peggiori a causa del continuo indebitamento nelle maggiori economie del pianeta e dell’espansione della bolla del credito, alla faccia della favoletta del deleverage.

Tre i rischi: l’aumento del debito governativo, il quale in alcune nazioni ha raggiunto livelli così alti da necessitare nuovi strumenti per ridurlo; la già citata quadruplicazione del debito cinese; il continuo aumento dell’indebitamento dei cittadini, ovvero la crescita del debito privato che va a combinarsi con quello pubblico in un mix potenzialmente letale. Dal 2008 a oggi, il livello di indebitamento di governi, aziende, cittadini e istituzioni finanziarie in 47 Paesi è cresciuto di 57 triliardi di dollari a quota 199 triliardi di dollari, una crescita pari al 17% del Pil. Ora guardate il primo grafico a fondo pagina: dal 2007 il debito governativo è cresciuto di altri 25 triliardi di dollari e pare destinato a continuare a crescere in molte nazioni, dati gli attuali fondamentali economici. Parte di questo debito, dovuto anche all’incoraggiamento delle leadership mondiali per il finanziamento di programmi di salvataggio e di stimolo, deriva direttamente dalla crisi, mentre altro debito è la naturale conseguenza della recessione e della debole ripresa. Per sei delle nazioni più indebitate, dar vita una processo serio di deleverage richiederebbe senza dubbio un enorme aumento della crescita del Pil reale o profondi aggiustamenti fiscali, mentre McKinsey propone un approccio basato su nuovi strumenti, ovvero maggiori e più ampie vendite di assets, tasse patrimoniali una tantum e programmi di ristrutturazione del debito più efficienti. Segnatevi queste cose, perché è quanto probabilmente ci verrà chiesto dall’Europa entro l’autunno.

Il secondo grafico ci mostra come i cittadini abbiano dato vita a forme di riduzione del proprio indebitamento solo nelle nazioni “core” della crisi finanziaria, ovvero Irlanda, Spagna, Regno Unito e Usa, mentre in molte altre, la ratio debito/reddito è continuata a salire. In alcuni casi come l’Australia, il Canada, la Danimarca, la Svezia, l’Olanda, la Malesia, la Corea del Sud e la Tailandia si è addirittura superato il livello di picco pre-crisi del 2008, una situazione che potrebbe portare a crisi sul debito legate al settore immobiliare.

 Al fine di evitare questo e gestire in maniera più sicura gli alti livelli di indebitamento privato, McKinsey propone contratti di mutuo più flessibili, regole più chiare sulla cosiddetta “bancarotta personale”, un irrigidimento degli standard di prestito e regole microprudenziali. Insomma, la crisi e la recessione che dovevano portare le economie mondiali su traiettorie più sostenibili non ci hanno insegnato invece proprio nulla, anzi hanno acuito i brutti vizi che furono alla base di quella catastrofe su scala globale. Per McKinsey, inoltre, ci sono poche ragioni per cui pensare che la traiettoria della crescita del leverage possa cambiare in tempi brevi, ma, siccome occorre dare risposta alle sfide che questa situazione ci pone, «le economie che avranno bisogno di ulteriori, ampi ammontare di debito per crescere, al netto di un leverage molto raro e sempre più difficoltoso, dovranno imparare a convivere in maniera più sicura con il loro debito alto. Serviranno nuovi approcci per gestirlo e monitorarlo, al fine di ridurre i rischi di crisi e risolvere in maniera efficiente i default nel settore privato. I governi avranno bisogno di considerare più approcci e nuove strade per ridurre il debito pubblico e potrebbe essere giunta l’ora di rivalutare quando gli incentivi nel sistema fiscale incoraggino l’ammassarsi dell’indebitamento».