BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Il dilemma che mette l'euro "in trappola"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il dilemma del prigioniero è di grande importanza (o lo sarebbe, se fosse compreso fino in fondo) perché mostra come la soluzione più razionale, in una situazione di informazione completa e di competizione (come quella del libero mercato), non porta alla soluzione ottimale. Questo è un durissimo colpo per la teoria liberista, per la quale il libero mercato è la legge suprema per l’allocazione ottimale delle risorse e delle ricchezze. Una legge suprema mai confermata dalla teoria economica o dai fatti.

Il commento di Padoan dimostra quanta cecità ci sia su questo tema. Senza il timore di cadere nel ridicolo, il ministro si è comportato come se potesse fare contemporaneamente la parte del giocatore e dell’arbitro, decidendo o cambiando le regole del gioco. E non avendo capito lo spirito del gioco, si è trovato dalla parte dei perdenti. Il premier Tsipras e il ministro dell’economia Varoufakis hanno fatto la loro parte, cioè si sono presentati come parte irrazionale in un gioco che prevedeva la loro sconfitta se avessero avuto un comportamento razionale. Così la parte razionale, e perdente, è toccata ai loro avversari, cioè la Merkel e i commissari dell’Ue, a partire dall’ignoto (al grande pubblico) presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

Una sconfitta annunciata, visto che il Paese oggi più forte politicamente in Europa, la Germania, è in gravi difficoltà sul piano interno. La locomotiva economica europea è travolta da un’ondata di disuguaglianza e di disparità regionale, con oltre 12 milioni di tedeschi sotto la soglia relativa di povertà. Il più alto numero documentato dall’unificazione della Germania a oggi. Ulrich Schneider, capo della tedesca Equal Welfare Organization, ha dichiarato: “La povertà non è mai stata così alta e la disparità regionale mai così profonda”.

C’è da essere contenti se i greci non avranno ulteriori aggravi di tagli e sofferenze a causa di questo accordo, ma il problema non è cancellato. Il debito è sempre lì, anche se forse spostato un po’ avanti nel tempo. Ma il problema rimane. E il problema è l’euro. Il ministro Padoan non l’ha capito. O forse l’ha capito, ma gli interessi che difende sono altri. 

Infatti, in un’altra intervista ha commentato positivamente il ritorno alla crescita (quale crescita? Ancora siamo alla speranza della crescita) e si è lamentato soltanto della lentezza delle privatizzazioni. Quelle sì che favoriscono i grandi capitali e i grossi speculatori. Il resto, tutto il resto, è solo specchietto per le allodole.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.