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CARA FNSI.../ Se i "giornaloni" non pagano più certi stipendi la colpa non è di Google

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Le altre (forse più pesanti) sono una recessione di lungo periodo e l'obsolescenza dei modelli d'impresa dell'editoria italiana (dimensione, compagine azionaria, management e organizzazione, costo del lavoro professionale, eccetera). Se i ricavi pubblicitari si sono drammaticamente ridimensionati la colpa non è di Google, ma della recessione italiana/europea e/o del fatto che mercati emergenti/emersi sono divenuti prioritari perfino per gli inserzionisti del Made in Italy. E se i ricavi editoriali non coprono più il costo del lavoro giornalistico è perché il "low cost" preme inesorabilmente anche sull'editoria "di qualità" e gli editori italiani non riescono più a offrire a costi accettabili prodotti giornalistici "che non si può far a meno di acquistare". In ultima e più cruda analisi, i giornalisti italiani e i loro standard retributivi "corporativi" assomigliano sempre di più al mondo proverbiale dei "minatori scozzesi" spazzati via da Margaret Tatcher ormai quasi quarant'anni fa.

C'e dell'altro ancora: se Google & C. – giusto o sbagliato – hanno conquistato una posizione dominante nel mercato è stato (anche) in virtù di un modello d'impresa e di mercato che (tutti) i grandi giornali italiani hanno additato quotidianamente come un'eccellenza da imitare. Forse non a torto: come Grande Fratello emergente della raccolta pubblicitaria sulla Rete, Google è però sostanzialmente meritocratica, secondo il verbo dei più autorevoli columnist liberisti. Lo provano decine, centinaia, migliaia di "youtuber": giovani e meno giovani che s'inventano sceneggiatori-registi-produttori-interpreti di video. Se il prodotto della loro iniziativa (della loro creatività e professionalità) è premiato dalla Rete con diversi livelli di contatto, Google premia loro per cassa e a pronti: esattamente come premia un grande giornale tradizionale o un piccolo giornale innovativo se soddisfano il loro utente.

Se Google è semplicemente un'agenzia di raccolta pubblicitaria più efficiente ed efficace delle agenzie che finora hanno raccolto la pubblicità per i media tradizionali italiani, è un falso problema: a meno che non venga giudicato tale dall'authority Ue per la concorrenza. Ma non ci risulta sia così. E se - come nei fatti già avviene - Google corrisponde ai media tradizionali italiani un fatturato pubblicitario allineato con i nuovi standard del mercato globale ma non più compatibili con i vecchi budget di spesa, il problema è e resta degli editori italiani. E dei giornalisti loro dipendenti.

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