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DALLA GRECIA/ Il "doppio gioco" dei politici tra crucchi e valigie di denaro

Yanis Varoufakis (Infophoto) Yanis Varoufakis (Infophoto)

A stretto giro di posta ha risposto Berlino: "L'argomento è chiuso". Schermaglie dialettiche che certamente non giovano ad Atene. Irritare l'orso può anche essere pericoloso, sostengono alcuni analisti locali. In molti si chiedono se Tsipras sia  un acuto "calcolatore" o uno "stupido". Questa provocazione del governo può essere interpretata come una strategia di tipo post-elettorale e di conseguenza è disposto ad accettarne le conseguenze qualunque esse siano, oppure pensa che la Germania continuerà ad appoggiare la Grecia. 

È chiaro che Tsipras sostiene questa linea politica a uso interno, ma questo tipo di diplomazia non può terminare in maniera positiva. Qualcuno sarà il perdente, probabilmente la Grecia - a meno che tutto questo sia parte di una strategia voluta per provocare l'Eurozona, o per depotenziare l'ala sinistra del partito che chiede a gran voce la "rottura" e nuove elezioni o ancora per lisciare il pelo all'alleato neo-nazionalista dei Greci Indipendenti. Ieri in Parlamento, durante la discussione sulle riparazioni di guerra, un suo deputato (ex comunista) ha affermato: "Si tratta di uno Stato banditesco (la Germania, ndr). E ricordo che sono stati i tedeschi a romperci e a straromperci gli zebedei con la loro solfa sulla 'continuità dello Stato'. Quindi, se il regime nazista ha riconosciuto le prime due tranche, il regime post-nazista è giusto che continui sulla stessa falsariga. L'ostilità vuol dire, in base alle caratteristiche dei crucchi, che durerà anni e conterà molte vittime". 

I giorni passano, il governo è concentrato esclusivamente sulle trattative e sulle polemiche anti-tedesche, le casse suono vuote ma almeno si respira aria di dignità, orgoglio nazionale e si contano le valigie a doppio fondo usate per trasferire all'estero somme non dichiarate (qualcuno è stato pizzicato all'aeroporto di Atene). O somme dichiarate, sempre inferiori ai 10.000 euro come prevede l'e-banking, se prendiamo ad esempio l'ex ministro delle Finanze del governo Samaras, Gigas Harduvelis, che nel 2012 - durante il governo di transizione Papadimos di cui era consulente economico - esportò 500.000 euro perché "anch'io, come molti altri greci, avevo paura che il Paese uscisse dall'euro".  Ma non è il solo in questa situazione: almeno tre ministri dell'attuale governo hanno fondi investiti all'estero. Forse farebbero un gesto "politicamente corretto" se rimpatriassero i loro capitali.

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