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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Il puzzle di Renzi che apre le porte agli stranieri

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Per dirlo con una battuta, il paradigma renziano è McKinsey (da dove proviene Gutgeld) più il golden power. Uno schema che vorrebbe replicare anche nel caso della bad bank alla quale dovrebbero partecipare anche i privati. "Il mercato ha un ruolo importante", ha detto il ministro Padoan, ma è evidente che il peso maggiore graverà sulla mano pubblica, coinvolgendo anche qui, con tutta probabilità, la onnipresente Cassa depositi e prestiti. Un puzzle difficile da comporre, tanto che la decisione slitta ancora.

Renzi non si fida dei potentati economici, tuttavia non ha al suo fianco soggetti in grado di sostituirli. Ha trovato il sostegno di Sergio Marchionne, però il capo della Fiat ormai sta fuori d'Italia. Lo ha apprezzato Giovanni Bazoli, ma prima aveva manifestato scetticismo, se non sospetto verso un politico che non fa parte del suo milieu. I grandi banchieri sono rimasti alla finestra. Grandi industriali che abbiano un peso politico non esistono più. Il capitalismo italiano si è desertificato e Renzi sta cercando di conficcare alcuni paletti nelle sabbie mobili del sistema, guardando molto all'estero, innanzitutto a Francoforte dove Draghi tira le fila.

È presto per dire che cosa accadrà, perché il capo del governo ha mostrato finora di essere un grande tattico, ma non un solido stratega ed è apparso più forte nella pars destruens che in quella construens. Del resto, ha avuto successo sventolando la rottamazione. Adesso che sta al governo, dovrà mostrare che cosa riesce a tirar fuori dai rottami.

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