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SPILLO/ Quella "rinuncia" di Renzi che costa soldi agli italiani

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Il fatto che l’Italia venga da una fase di decrescita è colpa del governo che non si è preoccupato di proseguire con gli investimenti e di creare una domanda più consistente di quella illusoria legata al bonus da 80 euro.

 

Fino a che punto l’attuale situazione è realmente preoccupante?

L’unica cosa che finora ha funzionato è il quantitative easing di Draghi. Nel mese di gennaio però l’Italia ha registrato un calo della produzione industriale, e quindi c’è di che preoccuparsi, perché l’Italia è ancora ingessata dalla bassa crescita. Rischiamo anche quest’anno di non ridurre il debito pubblico, bensì di aumentarlo. Siamo già al 33% del Pil, e 31 miliardi aggiuntivi rappresentano quasi il 2% in più. Può darsi che si tratti di un fatto stagionale, ma il fatto che il 2015 parta già con questo debito è un fatto che desta molta preoccupazione. E’ una patata bollente che Renzi lascerà a chi verrà dopo di lui.

 

Qual è il settore in cui bisognerebbe attuare i maggiori tagli?

Il vero problema è quello di liberalizzare le aziende locali. Non soltanto perché in questo modo si risparmia sulla spesa, ma anche perché si mette in circolo un potenziale economico che potrebbe dare luogo a nuovi investimenti e iniziative. Queste ultime potrebbero concentrarsi sulla rete stradale e autostradale, sull’alta velocità e sulla banda larga.

 

Il governo sembra intenzionato a investire soprattutto sulla scuola…

Non mi sembra che queste misure siano la vera priorità per il Paese. Renzi vende come una grande novità il fatto di dare autonomia ai presidi, mentre non è affatto un passo in avanti. Tutto ciò prelude all’assunzione di 100mila precari, anziché al fatto di dare un posto a chi ha vinto il concorso che sarebbe la scelta più logica.

 

Il taglio delle Province è stato un fatto reale?

Finora il taglio delle province è stato soltanto apparente. Le competenze delle province sono state assegnate a questo o a quell’altro ente, e quelle più costose sono state semplicemente trasformate in città metropolitane. Quindi hanno solo cambiato nome per resistere più a lungo. Il personale in questione non è stato trasferito ad altre funzioni, ma rimane lì a fare le stesse cose pur sotto a un’etichetta differente. L’unico risparmio è quello delle elezioni provinciali, che però si inserisce in una linea di semplificazioni che porta ad avere una sola Camera eletta sulla base di un partito che ottiene una maggioranza con un premio esagerato che gli consente di governare in tutto e per tutto.

 

(Pietro Vernizzi)



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