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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Sapelli: ecco la "guerra" che cambia il potere in Italia

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Il disordine sta diventando caos. In questo caos la Cina mette in cascina un altro risultato. Crea nell’ottobre 2013 l’Asian infrastructure investment bank (Aiib) che si propone la missione di creare infrastrutture nella regione asiatico-pacifica in diretta concorrenza con il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e la Banca asiatica di sviluppo, quest’ultima con sede a Manila. Com’è noto, queste tre istituzioni sono dominate dagli Usa e dal Giappone, unitamente a un ruolo secondario, ma importante, degli europei. La Banca asiatica di sviluppo, in una sua relazione del 2010, sosteneva che per realizzare il complesso di infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’area euro-asiatica si sarebbero dovuti come minimo investire 8 trilioni di dollari dal 2010 al 2020. Finora nulla è stato fatto ed è per questo che la nuova istituzione, promossa dalla Cina, nel lasso di tempo dal 2013 al 2014, aumentava il suo capitale da 50 a 100 miliardi con l’intervento decisivo dell’India nella cofondazione della stessa banca. 

In breve, nel 2014 a Pechino si svolse una cerimonia di insediamento della Banca a cui parteciparono, oltre alla Cina e all’India, la Tailandia, la Malesia, Singapore, le Filippine, il Pakistan, il Bangladesh, il Brunei, la Cambogia, il Laos, la Birmania, il Nepal, lo Sri Lanka, l’Uzbekistan e la Mongolia. Significative anche le firme del Kuwait, dell’Oman e del Qatar a cui si aggiunse nel 2015 anche quella della Giordania e dell’Arabia Saudita, nonché del Tagikistan e infine del Vietnam. Nel 2015, poi, anche la Nuova Zelanda, l’Arabia Saudita e l’Inghilterra hanno aderito alla Banca. 

Orbene, qui nasce un grande problema, o meglio, pubblicamente si manifesta. Il Vietnam aderisce anche al Trans-Pacific Pact che gli Stati Uniti, com’è noto, hanno siglato in funzione anticinese con i paesi asiatici e sudamericani rivieraschi del Pacifico, ed escludendo da esso la Cina, con un chiaro atto intimidatorio e di sfida politica, militare e diplomatica. Ebbene il Vietnam, in questo modo, afferma una politica dei due forni seguendo l’esempio tailandese, più che secolare, di alleanze molteplici a geometria variabile atte a garantire la propria indipendenza. Ma la notizia straordinaria è quella della adesione della Nuova Zelanda, che aspira sempre più manifestamente a una politica differenziata rispetto all’Australia, che non a caso nel contesto del Trans-Pacific Pact ha firmato con gli Stati uniti un accordo militare in funzione anticinese e dichiaratamente pro giapponese. 

Ma la notizia bomba è quella dell’adesione dell’Inghilterra. Cameron e Osborne, Primo ministro e ministro degli Esteri, sono stati chiari come del resto The Telegraph aveva annunciato, sin da subito, asserendo che il Regno Unito, in primo luogo, ha di mira i suoi interessi nazionali. Questo è il problema. Un problema che ha avuto i suoi risvolti nel contesto della Nato in cui il Regno Unito ha diminuito i suoi investimenti in armamenti portandoli sotto il tetto del 2%, soprattutto in armi convenzionali, mentre invece, di contro, aumentava la sua spesa difensiva sul fronte nucleare missilistico, in terra, in cielo, in mare. 


COMMENTI
17/03/2015 - Il solito Sapelli (Moeller Martin)

Articolo dei toni saccenti del solito Sapelli, pubblicato il giorno nel quale aderiscono pure Germania, Francia e perfino l'Italia. E dopo sole 24 ore! L'Inghilterra aderisce non come risveglio della sua neo potenza ma al servizio degli USA nel disperato tentativo di minare i nuovi poteri dell'eurasia. Infine, giusto per la cronaca, la nuova via della seta è un'opera finanziata e realizzata da una cooperazione cino-tedesca. Come al solito del resto.