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Economia e Finanza

CARO RENZI/ Ecco il (vero) taglio delle tasse che spinge la ripresa

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Se il dato di febbraio dovesse confermare quello di gennaio, molte delle previsioni positive rischiano di ritornare nel cassetto per l’ennesima volta, e credo che nessuno voglia questo. La crescita della domanda mondiale e delle esportazioni non è una variabile sotto controllo della politica economica del governo, mentre il nostro esecutivo, in coordinamento con la Commissione Europea, può intervenire sulla pressione fiscale.

 

Come va finanziato il taglio delle tasse?

Il taglio delle tasse può essere reso possibile da investimenti pubblici che si autofinanziano. Un programma vasto e qualificato di investimenti pubblici si tradurrebbe immediatamente in più posti di lavoro, più reddito e un aumento del prodotto interno lordo. Di conseguenza lo Stato ha più gettito fiscale e la stessa riduzione della spesa diventa più gestibile. Ciò che occorre è un grande programma d’investimento da finanziare subito, ottenendo il via libera di Bruxelles. In questo modo il taglio della pressione fiscale si autofinanzia. Se lo Stato compie investimenti che consentono la crescita del prodotto interno lordo, aumenta il gettito e nell’arco di uno o due anni quella riduzione si può autofinanziare.

 

Perché secondo lei il Jobs Act non è sufficiente?

Qualunque impresa fa investimenti e quindi assume se le prospettive del suo mercato sono positive. Il costo del lavoro non è un elemento così decisivo. Una sua riduzione è una tentazione cui difficilmente le imprese potranno resistere, tenuto conto della loro situazione economica. Se non c’è domanda le imprese si troveranno comunque a fare i conti con una realtà difficile.

 

Quali effetti produrrà il bonus per le assunzioni?

Il rischio è che molte imprese, dopo avere incassato il bonus del governo, lascino a casa le persone che avevano assunto con un beneficio economico consistente. Se ciò avvenisse sarebbe molto negativo. Il Jobs Act non produce automaticamente effetti positivi, o meglio è utile per consentire il mismatching del mercato del lavoro, cioè una maggiore fluidità con un incrocio tra domanda e offerta più rapido ed efficiente. Ma se non c’è la domanda il potenziale di crescita della riforma del mercato del lavoro comunque non basta.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
19/03/2015 - Debiti su debiti (Moeller Martin)

Preso atto che abbiamo un livello di tassazione vicino allo strangolamento, non possiamo negare che ciò è conseguenza dell'onere derivante dal debito pregresso e dalla nostra difesa ad oltranza dei nostri vizi nonnostante ci stiano costando ca. 100 milliardi di aumento del ddebito ogni anno. Cosa viene proposto? Ancora più debiti, così domani avremo ancora più tasse. Ma è così difficile da capire che solo risparmiando e tagliando i costi potremo evitare la Troika?