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DALLA GRECIA/ La legge che sfida i diktat di Berlino e Bruxelles

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"La Grecia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità economiche", ha sferzato il ministro delle Finanze tedesco. Vero per la metà. Ma non sono stati proprio i tedeschi a mettere a disposizione delle banche elleniche miliardi di euro per strappare un tasso di interesse superiore sui bond ellenici?  E non sono state le banche elleniche a offrire crediti che oggi sono inesigibili (si pensa che siano il 40% del Pil)? E non sono forse state le banche tedesche (e francesi) a essere salvaguardate e salvate dal disastro nel corso del primo default?  Storia passata che ha lasciato sul terreno tre governi, un'intera classe politica (corrotta e inefficiente) e dato l'avvio per un nuovo paradigma politico  e sociale che, tuttavia, non riesce a imbastire un canovaccio di idee concrete, se non usando improbabili ricatti, ricette fantasiose e definizioni surreali (Varoufakis: l'accordo del 20 febbraio è frutto della "ambiguità creativa").

Un mese dopo, la tensione Atene-Bruxelles-Berlino è al calor bianco. Ieri, in un lungo intervento in Parlamento, il primo ministro Tsipras ha ribadito le stesse linee politiche esposte in campagna elettorale: "Non faremo un passo indietro" e  ha lanciato accuse ai creditori e ai tecnocrati europei che continuano a non volere riconoscere il valore politico dell'accordo-ponte del 20 febbraio e il risultato delle elezioni. "Mi rivolgo ai vertici europei: è questa l'Europa che abbiamo sognato? È questa l'Europa che stiamo costruendo? Che tipo di Europa è questa e chi rappresenta? […] L'Europa non è di proprietà dei tecnocrati", ha sottolineato Tsipras. "Oggi e domani in Parlamento si alza il muro della sovranità e della dignità", ha aggiunto. 

Indubbiamente le sue dichiarazioni non erano concilianti, in vista dell'incontro di oggi a Bruxelles, anche perché sempre ieri è stato presentata la legge sulla lotta alla crisi umanitaria (elettricità gratuita e aiuti per le abitazioni per gli indigenti con un costo di 200 milioni di euro): la sua approvazione è una sfida ai creditori perché questa proposta di legge è stata respinta dai tecnocrati in quanto giudicata una azione "unilaterale".

Da oggi a lunedì prossimo, quando Tsipras incontrerà Angela Merkel, si deciderà il futuro della Grecia. Quale?  Che cosa sceglierà Tsipras? La rottura imposta dalla ragione politica del "siamo stati eletti per mettere fine alla austerità e al Memorandum, non permettiamo ai tecnocrati europei di imporci le loro regole", oppure il compromesso che rispetti le aspettative di una società obbligata a pesanti sacrifici in ragione di un futuro all'interno della moneta unica, e che ha votato Syriza quale unica opzione possibile? E qualora accettasse dei compromessi siamo certi che troverà una maggioranza parlamentare che gli garantisca la sopravvivenza? 

Il "syrizeo" deputato giacobino Costas Lapavitsas (e altri della sinistra-sinistra, una trentina) voterà leggi che non siano in perfetta sintonia con il programma elettorale di Syriza? Lui, economista, continua a sostenere una "uscita morbida dall'euro" e un ritorno alla dracma, magari con la prospettiva della tessera annonaria per benzina e generi di prima necessità. Comunque a fronte di questo ipotetico disastro sociale, Lapavitsas potrebbe sempre ritornare a Londra a insegnare Teoria economica e girare il mondo tenendo conferenze (ben remunerate) - magari in compagnia del collega-avversario Yanis Varoufakis - sulla crisi ellenica e sul disastro della moneta unica, come ha fatto l'ex primo ministro Jorgos Papandreou.

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