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DALLA GRECIA/ La legge che sfida i diktat di Berlino e Bruxelles

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Sono identificati come "kuklofori" (letteralmente portatori di cappuccio). Sono giovani (spesso di buona famiglia) anarchici che ogni qualvolta la tensione politica è alle stelle si mettono in azione, occupando edifici pubblici, bruciando macchine e spaccando vetrine. Hanno un'ideologia?  Sono "antisistema" con la paghetta di papà. In Grecia, purtroppo, ci hanno fatto l'abitudine. La polizia non riesce a bloccare in anticipo il loro vandalismo. Ma non solo: non si conta mai un arresto. E non si spiega la ragione per cui non sono mai stati infiltrati. 

Nell'arco di un mese hanno occupato la sede di Syriza, la Facoltà di Legge e, due giorni fa, hanno vandalizzato il quartiere di Exarchia, in cui si trova la sede del Politecnico  - edificio storico della lotta contro i colonnelli - bruciando macchine, filobus e cassonetti della spazzatura. Si potrebbe analizzare questa violenza come la conseguenza del disagio di migliaia di giovani senza lavoro (il 60% è disoccupato, il resto sottopagato), ma sarebbe un'analisi semplicistica. Simili episodi si erano verificati anche durante il molliccio governo di Kostas Karamanlis, quando ufficialmente  l'aumento annuo del Pil era del 4%, e quando l'attuale Presidente della Repubblica, Prokopis Pavlopoulos, allora ministro dell'Interno, fece assumere con un contratto a tempo indeterminato 800 mila impiegati nel settore statale e parastatale, e le banche distribuivano carte di credito senza alcuna garanzia.

Era il 2008 e in Grecia erano arrivate a circolare più carte di credito - in numeri assoluti - che in quasi tutti gli altri Paesi dell'Eurozona. Nel 2009, infatti, secondo i dati forniti dalla Bce le carte di credito circolanti in Grecia erano 6,145 milioni, mentre in Svezia ne circolavano 5,615 milioni, in Germania (Paese con una popolazione otto volte superiore) 3,556 milioni. Soltanto nel 2013 si è ritornati alle giuste proporzioni. Sempre secondo i dati della Banca centrale europea, alla fine del 2013 il numero delle carte di credito si è ridotto a 2,926 milioni. Dal momento che la Bce pubblica i risultati delle sue ricerche con circa un anno di ritardo, c'è da supporre che in questo momento in Grecia il numero delle carte di credito circolanti si sia ulteriormente ridotto, scendendo addirittura sotto i 2,5 milioni, tenendo conto che dall'inizio della recessione le carte di credito "si spengono" al ritmo di oltre 400-500mila all'anno.

Si tratta del numero più basso dall'anno 2000, quando ancora circolava la dracma. In parte la recessione si può anche attribuire alla scomparsa del "denaro di plastica". Secondo i dati disponibili le transazioni mediante carta di credito sono calate di almeno 3,7 miliardi di euro all'anno rispetto al periodo precedente alla recessione. Sempre secondo la Bce, nel 2007 e nel 2008 le transazioni avevano sfiorato i 7,7 miliardi di euro all'anno per crollare agli odierni 4 miliardi di euro scarsi. Ma le perdite economiche risultano ancora più cospicue se si considera la differenziazione qualitativa nell'uso delle carte di credito. 

Infatti, se nel 2007 e nel 2008 la quasi totalità delle transazioni riguardava gli acquisti al dettaglio o il prelevamento in contanti, oggi le carte di credito servono soprattutto per il pagamento delle imposte. In altre parole, i consumatori sembrano essere passati da un eccesso all'altro. Mentre in passato non era infrequente il caso di clienti con due, tre o anche più carte di credito nel portafogli, oggi centinaia di migliaia di greci non ne posseggono neppure una, sia perché gli è stata ritirata dalla banca, sia perché il cliente stesso ha preferito disfarsene.



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