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SPY FINANZA/ Il "trucco" che tiene alto il Pil degli Usa

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

Insomma, un calo simile sugli utili di solito è associato a una recessione in grande stile negli Usa: «Con i mercati azionari sempre verso nuovi massimi mi verrebbe da dire che ho perso qualcosa di grosso per strada, ma posso solo ricordare che abbiamo già visto rally del genere e sappiamo tutti come sono andati a finire». E in effetti, febbraio è stato una brutta cartina di tornasole per l’economia Usa, in particolare la manifattura: il 17 è stato pubblicato il dato dell’Empire State Survey, sceso al 7.78 dal precedente 9.95 contro le attese di 8; il 19 è stata la volta del Philadelphia Fed Business Outlook calato al 5.2 dal 6.3 contro le attese di 9.0; Il 23 è toccato al Dallas Fed Manifacturing Activity, sceso a -11.2 da -4.4 e atteso a -4.0; il giorno seguente ecco il Richmond Fed Manifacturing Index, calato a 0.0 da 6.0 e ben al di sotto delle attese di 6.0; il 26 febbraio è stata la volta del Kansas City Fed Manifacturing Activity, sceso a 1 da 3 e atteso stabile a 3; per finire il 27 febbraio l’Insitute for Supply Management di Milwaukee postava un 50.32 da 51.60 e attese a 54. Al tutto unite gli ultimi dati che vi ho fornito qui sopra e vedrete che se anche due settimane non posso rappresentare un trimestre di crescita, abbiamo dati negativi in un settore chiave dell’economia da tutte le aree del Paese, oltretutto con i dati che peggiorano sia dai livelli mensili precedenti che rispetto alle aspettative degli analisti.

E a confermare i rischi paventati da Edwards - e più modestamente dal sottoscritto - ci ha pensato anche l’ex numero uno della Fed, Alan Greenspan, a detta del quale «la crescita economica Usa non è affatto forte e di fatto la Fed è il principale motore dell’espansione dei multipli di utile per azione a Wall Street. Il fatto che ci siano tassi a lungo termine bassi è la chiara indicazione di quanto sia debole la crescita globale, visto che la domanda effettiva è straordinariamente bassa, pari a quella degli ultimi stadi della grande depressione». E ancora: «La politica monetaria non è responsabile della debolezza economica, è una questione fiscale, mentre l’azione della Fed è responsabile per l’inflazione presente sui mercati azionari in forma di sovravalutazioni delle equities. Come andrà a finire? Dipende, quando i tassi di interesse reali cominceranno a salire, allora la crisi potrebbe colpire. La maggior parte dei problemi che abbiamo è legata alla mancanza di investimenti a lungo termine e questo perché nessuno vuole investire a lungo quando non sa cosa sta per accadere. Il mercato azionario è in un grande momento oggi, non l’economia Usa».

A dirlo è l’ex governatore della Fed, quindi conviene prendere le sue parole come un monito. E attenzione, perché la commodity industriale più strettamente correlata a Pil e inflazione negli Usa, il legname da costruzione, sta conoscendo un calo dei prezzi che grida “recessione” e una dinamica di andamento che risuona come un sinistro déjà-vu, come ci dimostra il primo grafico. Anche perché come ci mostra il secondo grafico, la “croce della morte” sta ampliandosi sempre di più: nonostante 19 Banche centrali abbiano dato vita a politiche di stimolo dall’inizio dell’anno, al rally infinito dei mercati è corrisposto un continuo crollo delle aspettative per la crescita del Pil globale, ormai ai minimi del ciclo. Cosa potrebbe succedere quando e se la fiducia cieca nell’azione delle Banche centrali dovesse cominciare a sgretolarsi?

 

 



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COMMENTI
02/03/2015 - Bottarelli è un inguaribile ottimista!!! (Pietro Sita)

Adesso comincia il bello(si fa per dire)! L'Austria (paese tripla A) poco tempo fa ha fatto una bad bank per togliere un po' di letame dalle tre principali banche del paese praticamente insolventi. Udite udite ora la dad bank si trova a sua volta un buco di 7,6 mld di euro!Faranno la bad bank della bad bank?? Fantastica la vigilanza della BCE!!!Signori (per parafrasare il boy scout di rignano) per chi si ostina ancora a non capire non è fallito solo l'euro, ma è fallito il sistema monetario seguito all'abbandono del gold standard nel 1971. Ci vuole urgentemente una seconda Bretton Wood, peccato che il potere finanziario e politico non vogliano ammettere il fallimento del sistema. http://www.zerohedge.com/news/2015-03-01/spectacular-developments-austria-bail-arrives-after-%E2%82%AC76-billion-bad-bank-capital-hol. Consiglio caldamente di vedere il servizio di Presa Diretta,di domenica 1 marzo, sulla Germania e sulla Grecia, magari chi ancora crede alle supercazzole di questo governo si renderà conto che ci stanno riportando al medioevo ed alla servitù della gleba! http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-02d2c6a5-4ce3-4686-a640-3aedd500c11e.html Buona fortuna!!!