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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "trucco" che tiene alto il Pil degli Usa

Il Pil americano è cresciuto ancora nell’ultimo trimestre del 2014. Ma i dati comunicati nascondono una verità interessante sull’economia Usa. Ce ne parla MAURO BOTTARELLI

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

Et voilà, il mito della ripresa e dell’economia Usa in grande forma perde ancora di credibilità. Come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, nel quarto trimestre il prodotto interno lordo Usa è cresciuto del 2,18%, più delle previsioni del 2% ma meno rispetto alla prima stima del 2,64%, sintomo chiaro che l’economia americana ha rallentato il passo negli ultimi mesi del 2014 e quasi una manna per chi teme come la peste il possibile rialzo del tassi da parte della Fed a giugno. Insomma, dopo il dato record del terzo trimestre con il Pil a +5%, grazie sostanzialmente alla ricalendarizzazione delle spese legate al programma Obamacare e a un’enorme revisione dei dati relativi a consumi e risparmi degna di Fausto Tonna (come vi dimostrai già all’epoca), ora si torna a mettere in discussione quanto la Fed e la sua azione abbiano effettivamente fatto per l’economia reale Usa, a fronte dei rally senza fine dei mercati.

Sulla revisione al ribasso ha inciso un aumento inferiore alle stime delle scorte aziendali (da 113,1 miliardi a 88,4 miliardi di dollari), fattispecie che ha dato un contributo inferiore al Pil, passando dallo 0,82% previsto allo 0,12% reale: un qualcosa di assolutamente atteso, però, visto che l’aumento stimato delle scorte aziendali a +113,1 miliardi di dollari nel quarto trimestre rappresentava il secondo aumento mensile del XXI secolo, secondo solo al settembre 2010. Da quel momento in poi, saranno solo dati liquidatori del Pil.

A sostenere il Pil, poi, è stata la crescita rapida dei consumi (+4,2%, il passo più rapido dal quarto trimestre 2010 e poco inferiore al +4,3% della prima stima) e gli investimenti aziendali aumentati del 4,8% (meglio del +1,9% della prima stima). Peccato che ci sia un però: per quanto riguarda gli investimenti fissi, quel contributo al Pil già nel primo trimestre di quest’anno è destinato a sparire vista la riduzione del capex da parte delle aziende petrolifere colpite dalla crisi dei prezzi, mentre i consumi personali ci regalano ancora l’ennesima pantomima all’americana. In cosa avrebbero speso, infatti, gli statunitensi i soldi risparmiati grazie al “taglio fiscale” garantito dal crollo dei prezzi energetici? Stando alle stime, nel quarto trimestre i cittadini Usa avevano speso qualcosa come 20,4 miliardi di dollari in sanità, il livello più alto di contributo al Pil da parte della voce “consumi” da anni. E nonostante la prima revisione, ieri abbiamo scoperto che negli ultimi tre mesi del 2014 quel livello di spesa è cresciuto ancora, adesso a quota 21,4 miliardi di dollari, il 18% di tutte le spese per beni e servizi del quarto trimestre, come ci mostra il secondo grafico! Et voilà, le spese obbligatorie legate al programma Obamacare hanno fatto il miracolo ancora una volta, di fatto annullando l’effetto negativo delle deboli vendite al dettaglio di fine 2014 e inizio 2015. Ma si sa, il sottoscritto è un catastrofista che legge i dati aggregati del Pil come vuole lui, sempre in negativo.

Beh, se così fosse trovatemi qualcuno che invece riesce a leggere in qualche modo in positivo quest’altro dato, splendidamente spiegato dal terzo grafico: l’indice manifatturiero Chicago PMI a febbraio è letteralmente crollato a 45.9 contro le aspettative di 57.5, il peggior dato dal luglio 2009 e i peggior calo mese-su-mese dal crollo Lehman, mentre il dato dei nuovi ordinativi è sceso al livello minimo dal giugno 2009. E nonostante la vulgata ufficiale spieghi questo tonfo con le avverse condizioni meteo e alcune proteste sindacali nei porti del Paese, Jon Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, a caldo ha voluto commentare solo in questo modo: «Questo dato è un buon argomento per la Fed per alzare i tassi almeno dopo settembre». Viva la sincerità.


COMMENTI
02/03/2015 - Bottarelli è un inguaribile ottimista!!! (Pietro Sita)

Adesso comincia il bello(si fa per dire)! L'Austria (paese tripla A) poco tempo fa ha fatto una bad bank per togliere un po' di letame dalle tre principali banche del paese praticamente insolventi. Udite udite ora la dad bank si trova a sua volta un buco di 7,6 mld di euro!Faranno la bad bank della bad bank?? Fantastica la vigilanza della BCE!!!Signori (per parafrasare il boy scout di rignano) per chi si ostina ancora a non capire non è fallito solo l'euro, ma è fallito il sistema monetario seguito all'abbandono del gold standard nel 1971. Ci vuole urgentemente una seconda Bretton Wood, peccato che il potere finanziario e politico non vogliano ammettere il fallimento del sistema. http://www.zerohedge.com/news/2015-03-01/spectacular-developments-austria-bail-arrives-after-%E2%82%AC76-billion-bad-bank-capital-hol. Consiglio caldamente di vedere il servizio di Presa Diretta,di domenica 1 marzo, sulla Germania e sulla Grecia, magari chi ancora crede alle supercazzole di questo governo si renderà conto che ci stanno riportando al medioevo ed alla servitù della gleba! http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-02d2c6a5-4ce3-4686-a640-3aedd500c11e.html Buona fortuna!!!