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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il "testacoda" di Draghi divide l'Europa in due

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

I tassi bassi non sono dunque una libera scelta o un espediente geniale, bensì la conseguenza della domanda bassa di quattrini da parte del sistema. Le decisioni della Fed, al pari del bazooka di Draghi, stanno a ricordare che la situazione è tutt'altro che allegra: gli Usa non sono in grado di sostenere il rialzo dei tassi; nelle economie Emergenti si moltiplicano i segnali di crisi, a partire da Brasile e Turchia; lo stato depresso dei prezzi delle materie prime pesa sul Sud America; la svalutazione delle valute asiatiche rischia di esser l'avvisaglia di guerra tra esportatori. E in Europa, oltre a dramma greco, basta l'assedio alla sede della Bce nel giorno della sua inaugurazione a ricordare la situazione di molti cittadini anche in Germania.

Come uscire dalla spirale della crisi? Mario Draghi continua a ripetere che il Qe da solo non basta. Occorre, semmai, accelerare il cammino delle riforme strutturali, in assenza delle quali per molto tempo la Bce dovrà, come ha fatto ieri, registrare i ritardi e le mancanze dei governi. La gravità degli squilibri sta aumentando in diversi Paesi, ricorda il Bollettino economico della Bce, aggiungendo che questo risultato è preoccupante poiché una delle ragioni principali per introdurre la procedura per gli squilibri macroeconomici (Psm) era che tale procedura poteva aiutare ed evitare l'emergere di squilibri dannosi e favorire il rientro degli squilibri esistenti. La terapia, dunque, è di sfruttare il tempo guadagnato grazie all'ossigeno somministrato dal Qe per correggere le inefficienze della finanza pubblica e correggere i deficit di investimento. Ma è la terapia giusta?

Richard Koo, chief economist di Nomura e grande esperto della crisi giapponese, dissente: la recessione europea dipende dai saldi di bilancio. Il settore privato, in una congiuntura segnata dagli alti debiti preferisce risparmiare (vedi le famiglie) a danno di domanda e investimenti (vedi imprese). Per curare la malattia, perciò, è necessario che la domanda pubblica prenda il posto dei privati. L'opposto dell'austerità, che rischia di rendere la situazione sempre peggiore grazie ad alcuni effetti perversi: l'Italia, in cui i risparmi privati rappresentano il 7% del Pil, non può utilizzare queste risorse perché il trattato di Maastricht dice che non può avere un deficit superiore al 3%. E il surplus finisce in Bund tedeschi o nei T-Bond Usa. Le riforme strutturali proposte da Draghi, dice Koo in un'intervista a Il Corriere della Sera, "equivalgono alla dieta e ai servizi da seguire quando si è malati". Ma la dieta da sola non ha alcuna efficacia, quando si ha fame, come capita ad Atene e dintorni. 

Ben venga il Qe e si isoli il paziente greco, tentato dall'autolesionismo. Ma si riscoprano i vantaggi di una forte iniezione di capitali per favorire investimenti pubblici su scala continentale, magari affidati a chi li sa fare. Senza illudersi che il bazooka di Draghi equivalga alla bacchetta magica di mago Merlino. Altrimenti il Qe, nato con l'opposizione della Bundesbank, servirà a ridare ossigeno all'export della Bmw, grazie all'euro debole e al denaro a costo zero. Ma non a evitare la deriva della Grecia verso il fallimento.

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