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RIPRESA?/ Ecco "l'agenda" che vale il 10% del Pil

Pubblicazione:venerdì 20 marzo 2015

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“L’Italia necessita di ulteriori riforme per accrescere il prodotto potenziale”, soprattutto nel campo del lavoro e delle liberalizzazioni, in quanto in questo modo potrebbe ottenere una crescita del Pil che nel lungo periodo sarebbe superiore al 10%. Lo afferma il Bollettino economico della Banca centrale europea, secondo cui per Italia e Belgio “continua a esservi un notevole scostamento dallo sforzo strutturale richiesto nell’ambito della regola del debito”. Una presa di posizione cui ha risposto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, secondo cui “l'applicazione meccanica delle regole del debito sarebbe controproducente”. Ne abbiamo parlato con il professor Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison.

 

L’Italia ha approvato il Jobs Act. L’invito della Bce a fare la riforma del lavoro significa che non è sufficiente?

Non credo che questo passaggio sia una critica al Jobs Act. Si dice solo che se la riforma del mercato del lavoro fosse coniugata a un intervento nel mercato dei servizi, il Pil potenziale potrebbe crescere.

 

In che modo andrebbe attuata una riforma dei servizi?

Basterebbe liberalizzare i servizi pubblici locali e permettere aggregazioni tra le municipalizzate. Se in Italia avessimo un massimo di cinque società che si occupano rispettivamente dei rifiuti e dei trasporti pubblici locali, otterremmo un guadagno di efficienza e potremmo inoltre dare spazio all’iniziativa privata. Si creerebbero così una maggiore concorrenza e più possibilità di occupazione. Le stesse nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate in modo più efficace.

 

Perché ritiene che un ammodernamento dei servizi locali sia cruciale?

Nella stessa spending review uno dei punti chiave è la riduzione delle società pubbliche partecipate e il loro efficientamento. Nel caso specifico dei servizi pubblici locali intervenire sarebbe facile da un punto di vista tecnico. Anche se la vera difficoltà è politica, in quanto c’è una serie di veti incrociati e tutti vogliono mantenere le loro posizioni di potere.

 

Di quali altre riforme ci sarebbe bisogno?

Tra le priorità c’è la riforma della Pubblica amministrazione. Siamo in presenza di tutta una serie di inefficienze che bloccano il sistema e che disincentivano fortemente gli investimenti stranieri. A ciò si aggiunge il problema dell’incertezza del diritto.

 

In che modo si possono favorire gli investimenti?


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COMMENTI
20/03/2015 - Standard & Poor's (Moeller Martin)

Standard & Poor's, senza dubbio la più seria delle società di rating, lancia un monito a quanti come l'Italia rischiano di non sfruttare l'attuale congiuntura favorevole per aggiustare squilibri cronici ma per finanziare vizi del bilancio corrente. Teniamo ben presente che siamo ad un solo scalino dalla spazzatura e se questi signori ci declassano i nostri titoli di stato non sono più bancabili. Significa essere rifiutati dalla BCE come garanzia, quindi fuori dal QE, dal piano Juncker e da ogni altra forma di finanziamento esistente in Europa. Anche giochini fra stato e banche nazionali sarebbero largamente preclusi visto che la BCE ne ha assunto la sorveglianza e vieterebbe l'acquisto di titoli junk. Insomma ci ritroveremmo nei guai fino al collo. Ma per Renzi non sarebbe un problema: manda un selfie ad Angela e twitta a Mario, che immediatamente riscrive lo statuto della BCE inserendo l'obbligo a soddisfare senza ulteriori indugi ogni richiesta di Roma.

 
20/03/2015 - Siamo furbi, anzi furbissimi (Moeller Martin)

Draghi parla chiaramente del mercato del lavoro, senza se e senza ma. O credevate davvero che veri esperti non si accorgessero che il Jobs Act è una bufala? Ma per i nostri governanti Draghi si è riferito alle nuove tecniche di coltivazioni degli ortaggi. Non manca la solita cigliegina da parte del nostro ministro Padoan, con la rituale accusa all'Europa di non volere finalmente accettare l'Italia come indiscusso paese leader. Evidentemente il governo Renzi ritiene che basti una riforma per rimandare a calende greche la necessità di produrre risultati. Non è così, noi abbiamo assicurato di tutto e l'Europa ha scelto di crederci o forse di fingere di crederci, ma dovranno seguire i risultati. Riforma del lavoro fatta? L'occupazione DEVE salire. Potenziale di crescita maggiore alla realtà? Si avvia una fase di espansione globale e noi DOBBIAMO crescere. A fine anno guarderanno i risultati ed in caso contrario ci faranno a pezzi.