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DALLA GRECIA/ La "data di scadenza" di Tsipras

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

Morto un accordo, se ne scrive un altro. Uguale e identico. Che cos'ha ottenuto Tsipras a Bruxelles sarà più chiaro nei prossimi giorni, quando lunedì incontrerà la Cancelliera tedesca. Di sicuro la tattica ateniese ha risolto il problema della leadership europea: chi decide è la signora Merkel. Intanto è stato bruciato un mese dei quattro di proroga concessi dall'Europa. Tsipras (senza essere accompagnato da Yanis Varoufakis) torna a casa con una "vittoria", ma dovrà attraversare l'arco di trionfo del Parlamento, quando dovrà presentare il pacchetto di riforme concordato nelle prime ore di ieri. 

In buona sostanza il primo ministro potrà dire che il controllo asfissiante della Troika è finito, che la "dura austerità" è sofferenza passata. Da oggi, stando al comunicato congiunto, sarà la Grecia "a presentare nel giro di pochi giorni una nuova lista di riforme". Nel testo diffuso al termine dell'incontro si sostiene che tutte le parti "in uno spirito di reciproco rispetto sono impegnate ad accelerare e concludere il più velocemente possibile il lavoro  sugli impegni assunti nell'Eurogruppo del 20 febbraio". Inoltre, nel quadro "di questa cornice le autorità greche avranno la piena titolarità delle riforme e presenteranno una lista completa e dettagliata nei prossimi giorni", a differenza della prima ritenuta lacunosa e vaga dai partner europei. 

Tsipras ha pochi giorni per redigere una lista di riforme, presentarla, aspettare le valutazioni tecnico-economiche e restare in attesa di una tranche del prestito di 7,2 miliardi di euro. Passato alla cassa, il governo avrà due mesi di tempo per rinegoziare un accordo definitivo. A fine giugno le scelte di Atene saranno drammatiche. Da oggi il governo deve varare un piano praticabile per il pagamento di pensioni e stipendi - nel settore pubblico sono superiori del 35% fino al 43% di quelli del settore privato, nel pubblico il taglio della remunerazione e stato dell'8%, in quello privato del 19% - cioè dovrà trovare 1,7 miliardi.
Con la "piena titolarità (di Atene, ndr) delle riforme", il governo avrà un ottimo argomento per sostenere che a Bruxelles ha vinto la linea dura imposta da Atene. Sosterrà che l'indipendenza nazionale è stata ripristinata, che il voto popolare ha ottenuto quanto chiedeva dagli europei. Com'è successo dopo l'accordo del 20 febbraio, il governo avrà tempo alcuni giorni per gioire nei dibattiti televisivi, prima che la concretezza delle riforme prenda una forma definitiva. 

Comunque basta un salto indietro di alcuni anni e ricordare che nel 2010 Papandreou, dopo aver firmato il primo Memorandum, affermò che sarebbe stata Atene  a decidere quale riforme avviare, e poi fare un altro salto nel 2012, quando Samaras, dopo aver firmato il secondo Memorandum, sostenne la titolarità ateniese delle riforme. I due persero la "titolarità" quando i creditori si accorsero che a fronte di tante promesse i loro governi erano aggrovigliati a lobby e consorterie che impedivano che le riforme diventassero leggi. 


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COMMENTI
21/03/2015 - Dichiarazioni fasulle? (Moeller Martin)

Tsipras torna da Bruxelle cantando vittoria ma le sue dichiarazioni sono in netto contrasto con quelle rese dagli altri partecipanti al vertice. Secondo questi ultimi gli è stato ribadito la necessirtà del rispetto dell'accordo del 20 febbraio da lui stesso firmato, che fissa 4 mesi di proroga per portare a termine le riforme concordate con la Troika e ricevere l'ultima trance del prestito. La Grecia può, come del resto ha sempre potuto, proporre riforme alternative, ma queste devono essere approvate, i uguale importo e verificabili. Generici proclami tipo 'combatteremo l'evasione fiscale' non sono sufficienti. Tsipras lo avrà capito stavolta? Per quanto riguarda la Merkel, non comanda in Europa ma in Germania si e non si muove senza un preciso mandato parlamentare come da dettato costituzionale. Il mandato è un chiaro no, escludendo nuove opzioni. Dopo quella data? Il governo Tsipras è riuscito a inimicarsi i suoi principali creditori con insulti, ricatti e snobbandoli per costruire in Europa un fronte a loro ostile. Di fatto hanno reso futuri accordi quasi impossibili.