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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Così Draghi smaschera le "non riforme" di Renzi

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Se Draghi, dunque, volesse scrivere di nuovo al governo italiano, gli basterebbe un copia e incolla. Con in più alcune note amare. Una volta apprezzata la riforma del mercato del lavoro e, almeno in gran parte, quella delle pensioni, il presidente della Bce potrebbe rimproverare all'Italia di aver basato l'aggiustamento dei conti quasi esclusivamente sull'aumento delle imposte, facendo crescere in modo eccessivo la pressione fiscale sulle famiglie, sugli individui, sugli immobili e sulle imprese. Draghi, del resto, lo ha già detto in più occasioni anche ex cathedra.

A fronte di questo, la spesa pubblica è rimasta sostanzialmente immutata nella sua qualità e anche rispetto al prodotto lordo. Non solo, la spending review è fallita e Carlo Cottarelli non è stato rimpiazzato perché il governo Renzi non ci crede. È una differenza di fondo con l'impostazione della Bce. Il ministro Padoan cerca di sfumarla sostenendo che la revisione della spesa non è più un evento eccezionale, ma viene incorporata di volta in volta nella politica di bilancio. Vedremo. Finora non è successo. 

Sulle privatizzazioni si va avanti a spizzichi e bocconi, quando c'è bisogno di fare cassa. Le liberalizzazioni non sembrano una priorità. Una grande ristrutturazione dei servizi pubblici e privati, che darebbe una spinta forte alla produttività del sistema Italia, non è prevista nel programma di governo. 

Gli ulteriori sforzi per ridurre il debito e l'accelerazione delle riforme chiesta dalla Bce, non hanno tanto a che fare con l'austerità (il pareggio del bilancio sì, questo resta il leitmotiv), quanto con tutto ciò che è destinato ad "aumentare il potenziale produttivo", come scrive in modo esplicito il bollettino. 

Se le cose stanno così, dunque, è inutile e sbagliato prender cappello. Non c'è nessun onore da salvare, né macchie da lavare, c'è da ragionare con sincerità e umiltà su tutto ciò che non è stato fatto e bisogna realizzare con urgenza, per evitare di trovarci di nuovo al centro delle prossime tempeste che arriveranno magari per colpa della Grecia o della Federal Reserve se aumenterà bruscamente i tassi d'interesse (ipotesi probabile la prima, scongiurata per il momento la seconda). 

Draghi ha lasciato parlare i suoi economisti, ma chissà che non scenda in campo direttamente e in modo esplicito, durante una delle sue conferenze stampa nelle quali è capace di lanciare stoccate come ha fatto nei confronti del nuovo governo greco. O su carta intestata, perché scripta manent, anche se finiscono in un cassetto.

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COMMENTI
22/03/2015 - le riforme e la crescita potenziale (antonio petrina)

Dai documenti ufficiali dell'UPB ( organismo creato dal governo Monti per monitorare il pareggio del bilancio introdotto dalla costituzione ) si evince che "...l'effetto delle riforme strutturali è l'elemento critico della prospettiva della ripresa economica prefigurata dal Governo nel medio periodo" (Audizione del presidente UPB prof.Pisauro al Governo il 13/10/2014)