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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Così Draghi smaschera le "non riforme" di Renzi

A distanza di 4 anni dalla famosa lettera indirizzata al Governo Berlusconi, nulla ancora è stato fatto, spiega STEFANO CINGOLANI, per mettere in atto le raccomandazioni delle Bce

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Ha ragione la Banca centrale europea a bacchettare l'Italia perché non riduce il debito (l'unico sollievo viene dal taglio degli interessi), non cresce abbastanza e se la prende comoda con le riforme strutturali che dovrebbero aumentare la concorrenza e la competitività? O ha ragione Pier Carlo Padoan, secondo il quale l'applicazione meccanica della regola del debito è controproducente perché rischia di prolungare la recessione e, di conseguenza, peggiorare il rapporto tra debito e pil? Il duello in punta di dottrina economica rischia di oscurare il senso politico del messaggio che viene dall'Eurotower di Francoforte.

Immaginiamo che Mario Draghi prenda di nuovo carta e penna e indirizzi una lettera a Matteo Renzi. Una missiva magari meno pesante e solenne di quella inviata nell'agosto 2011 a Silvio Berlusconi. Diciamo che potrebbe essere un memorandum per ricordare quel che il capo del governo italiano e il presidente della Bce si sono detti nell'agosto scorso vicino a Città della Pieve. Ebbene, che cosa scriverebbe in tal caso Draghi? 

Al "caro Primo Ministro", dopo aver apprezzato i passi avanti compiuti sul cammino del risanamento e delle riforme di struttura, non potrebbe non rammentare le cose che restano da fare, sottolineando con rammarico che alcune erano già scritte nella lettera di quattro anni fa. Rileggendone il testo, in effetti, colpisce subito che le prime e fondamentali raccomandazioni non sono state ascoltate. Eccole qua parola per parola:

"Vediamo l'esigenza di misure significative per aumentare il potenziale di crescita. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno dei sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del lavoro". 

La lettera proseguiva con tre proposte concrete: "a) la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala"; b) "riformare ulteriormente il sistema di contrattazione collettiva premettendo accordi a livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di contrattazione"; c) "un'accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento stabilendo un sistema di assicurazione della disoccupazione e di politiche attive per il mercato del lavoro".

Con il Jobs Act si viene incontro al punto c); sul punto b) l'Italia resta a metà del guado; mentre è clamorosamente mancata la riforma che la Bce metteva al primo posto.

Nella seconda parte, la lettera si sofferma sulle finanze pubbliche. Qui alcuni parametri sono cambiati in meglio, per esempio il deficit e il peso degli interessi. Ma allora il governo Berlusconi si era impegnato a pareggiare il bilancio nel 2014. Invece, il pareggio è slittato e adesso se ne parla nel 2017. La "clausola di riduzione automatica del deficit" è saltata, l'obiettivo viene definito anno dopo anno, anzi aggiustato ogni sei mesi. Quanto a mettere "sotto stretto controllo l'indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali", per adesso non è cosa.


COMMENTI
22/03/2015 - le riforme e la crescita potenziale (antonio petrina)

Dai documenti ufficiali dell'UPB ( organismo creato dal governo Monti per monitorare il pareggio del bilancio introdotto dalla costituzione ) si evince che "...l'effetto delle riforme strutturali è l'elemento critico della prospettiva della ripresa economica prefigurata dal Governo nel medio periodo" (Audizione del presidente UPB prof.Pisauro al Governo il 13/10/2014)