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FINANZA E POLITICA/ Più tasse, più voti: il calcolo pericoloso di Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Innanzitutto, il fatto di scegliere due "fedelissimi" di Renzi in sostituzione dello scomodo Cottarelli fa pensare più che altro a una manovra di facciata finalizzata soprattutto al controllo diretto da parte del Governo, piuttosto che alla reale volontà di individuare processi che vadano a incidere in maniera decisa sulla struttura della spesa pubblica o volte a scardinare realtà sedimentate in decenni di Governi che hanno utilizzato la spesa pubblica come strumento per ampliare il proprio consenso elettorale. In secondo luogo, Renzi ha più volte ribadito che il compito del Commissario alla Spendig Review è quello di formulare delle proposte tecniche, ma che poi la scelta del cosa e del come portare avanti queste proposte è una questione prettamente politica. 

Allora che senso ha nominare altri Commissari straordinari per fare ulteriori proposte tecniche, quando il Governo ancora non ha preso in considerazione, o comunque non ha tradotto in provvedimenti, la grande e interessante mole di lavoro prodotta dal Commissario Cottarelli e dai suoi team di lavoro? Inoltre, sia Gutgeld che Perotti non sono novizi del settore e nel corso degli ultimi anni hanno prodotto diversi materiali con idee, spunti e riflessioni su come rivedere o rimodulare la spesa pubblica. È strettamente necessario un atto formale di nomina per avvalersi del loro contributo e consultare quanto da loro già proposto?

Se invece il problema è quello di trovare le modalità, le coperture e il coraggio di concretizzare proposte tecniche già esistenti per rifondare completamente la struttura della spesa pubblica italiana, allora è del tutto evidente che questo è un onere che può ricadere solo su Renzi in questo momento. Non è un compito facile, è qualcosa di realmente dirompente, che nessuno Governo nei decenni precedenti ha avuto la coscienza e il coraggio di fare, ed è innegabile che nel breve periodo ci possono essere anche dei costi sociali non indifferenti, con evidenti ricadute di consenso politico. Ma l'onda e la spinta verso il rinnovamento che ha portato Renzi al potere, era ed è tuttora basata anche sulla necessità di compiere scelte difficili, complicate, ma necessarie per il futuro del Paese e per il bene delle nuove generazioni.

Purtroppo l'impressione è che su troppi fronti l'esercito innovatore di Renzi, così come si proponeva all'inizio, stia battendo letteralmente in ritirata, lasciando il campo ai battaglioni gattopardeschi e poco innovatori del "cambiare tutto affinché nulla cambi". 



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