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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Più tasse, più voti: il calcolo pericoloso di Renzi

Il Governo Renzi torna a parlare di spending review, ma non per passare all'azione, bensì per nominare dei nuovi Commissari straordinari. Il commento di SIMONE MORETTI

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Do you remember Spending Review? Sì, quelle due paroline magiche che stanno a indicare il processo di revisione della spesa pubblica, allo scopo di individuare e attivare processi di razionalizzazione, riduzione degli sprechi, delle inefficienze, delle sacche di spesa improduttiva, ovvero uno dei grandi problemi strutturali del nostro Paese? La situazione è parecchio confusa ed è necessario fare un po' di chiarezza sull'importanza della Spendig Review stessa, con la quale il Governo sembra giocare pericolosamente con il fuoco. 

Ormai è nota a tutti la vicenda dei dossier Cottarelli, che nonostante i continui proclami, in gran parte non sono ancora stati resi pubblici, nonostante il ministro Padoan abbia recentemente dichiarato che "la Spending Review è viva e vegeta e ci sarà una implementazione ulteriore nella prossima Legge di stabilità". 

E c'è da augurarselo, visto che il 2015 potrebbe rivelarsi un anno davvero decisivo per l'Italia, un vero e proprio spartiacque. Se la congiuntura economica finalmente riprenderà un trend positivo, questo darà una mano al gettito fiscale e forse consentirà per l'ennesima volta di credere che sia possibile "tirare a campare" senza grossi interventi strutturali sulla spesa pubblica italiana, e il Governo avrà gioco facile a intestarsene il merito. Se invece la tanto attesa crescita continuerà a giocare a nascondino, ed è questo il quadro più probabile, gli esiti possono essere tanto imprevedibili quanto indesiderabili, considerando che con tutta probabilità scatteranno le clausole di salvaguardia, con il conseguente incremento dell'Iva dal 22% al 23,5%, portando la pressione fiscale sui cittadini italiani a livelli esorbitanti, probabilmente insostenibili e certamente ingiustificabili se consideriamo quello che i cittadini stessi ottengono in cambio da uno Stato divoratore di risorse e produttore di inefficienze.

Se vogliamo invece allentare la morsa della pressione fiscale su cittadini e imprese l'unica strada perseguibile è quella di un completo ripensamento della struttura della spesa pubblica, perseguibile solo attraverso una Spendig Review forte, drammaticamente d'impatto e condotta con criteri logici. Questo per due principali ragioni: da una parte, non è possibile proseguire con l'accetta di tagli lineari che tolgono risorse importanti laddove sarebbe invece necessario investire, dall'altra, non è immaginabile che all'interno del mostruoso apparato statale italiano, che assorbe la metà della ricchezza prodotta nel Paese, non ci siano possibilità di razionalizzazione, di riorganizzazione e talvolta anche di dismissione, soprattutto considerando il livello qualitativo di alcuni servizi offerti o i ripetuti casi di corruzione che ogni settimana ci accompagnano.

Alla luce di queste ragioni bisognerebbe accogliere con grande positività l'imminente nomina a Commissario straordinario per la Spending Review degli economisti Yoram Gutgeld (fedelissimo di Renzi, suo consigliere economico e deputato del Pd) e Roberto Perotti (docente della Bocconi, da tempo impegnato in approfondite analisi delle dinamiche di spesa pubblica e di come e dove intervenire per riqualificarla). È però lecito porsi più di una domanda.