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FINANZA E POLITICA/ Più tasse, più voti: il calcolo pericoloso di Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Do you remember Spending Review? Sì, quelle due paroline magiche che stanno a indicare il processo di revisione della spesa pubblica, allo scopo di individuare e attivare processi di razionalizzazione, riduzione degli sprechi, delle inefficienze, delle sacche di spesa improduttiva, ovvero uno dei grandi problemi strutturali del nostro Paese? La situazione è parecchio confusa ed è necessario fare un po' di chiarezza sull'importanza della Spendig Review stessa, con la quale il Governo sembra giocare pericolosamente con il fuoco. 

Ormai è nota a tutti la vicenda dei dossier Cottarelli, che nonostante i continui proclami, in gran parte non sono ancora stati resi pubblici, nonostante il ministro Padoan abbia recentemente dichiarato che "la Spending Review è viva e vegeta e ci sarà una implementazione ulteriore nella prossima Legge di stabilità". 

E c'è da augurarselo, visto che il 2015 potrebbe rivelarsi un anno davvero decisivo per l'Italia, un vero e proprio spartiacque. Se la congiuntura economica finalmente riprenderà un trend positivo, questo darà una mano al gettito fiscale e forse consentirà per l'ennesima volta di credere che sia possibile "tirare a campare" senza grossi interventi strutturali sulla spesa pubblica italiana, e il Governo avrà gioco facile a intestarsene il merito. Se invece la tanto attesa crescita continuerà a giocare a nascondino, ed è questo il quadro più probabile, gli esiti possono essere tanto imprevedibili quanto indesiderabili, considerando che con tutta probabilità scatteranno le clausole di salvaguardia, con il conseguente incremento dell'Iva dal 22% al 23,5%, portando la pressione fiscale sui cittadini italiani a livelli esorbitanti, probabilmente insostenibili e certamente ingiustificabili se consideriamo quello che i cittadini stessi ottengono in cambio da uno Stato divoratore di risorse e produttore di inefficienze.

Se vogliamo invece allentare la morsa della pressione fiscale su cittadini e imprese l'unica strada perseguibile è quella di un completo ripensamento della struttura della spesa pubblica, perseguibile solo attraverso una Spendig Review forte, drammaticamente d'impatto e condotta con criteri logici. Questo per due principali ragioni: da una parte, non è possibile proseguire con l'accetta di tagli lineari che tolgono risorse importanti laddove sarebbe invece necessario investire, dall'altra, non è immaginabile che all'interno del mostruoso apparato statale italiano, che assorbe la metà della ricchezza prodotta nel Paese, non ci siano possibilità di razionalizzazione, di riorganizzazione e talvolta anche di dismissione, soprattutto considerando il livello qualitativo di alcuni servizi offerti o i ripetuti casi di corruzione che ogni settimana ci accompagnano.

Alla luce di queste ragioni bisognerebbe accogliere con grande positività l'imminente nomina a Commissario straordinario per la Spending Review degli economisti Yoram Gutgeld (fedelissimo di Renzi, suo consigliere economico e deputato del Pd) e Roberto Perotti (docente della Bocconi, da tempo impegnato in approfondite analisi delle dinamiche di spesa pubblica e di come e dove intervenire per riqualificarla). È però lecito porsi più di una domanda. 



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