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RIPRESA?/ Dalle pensioni all'euro, le 3 "correzioni" che servono all'Italia

Pubblicazione:domenica 22 marzo 2015

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In questo modo Berlino ha ripristinato in maniera radicale le ragioni di competitività internazionale. Ma soprattutto si è avvalsa di una bilancia commerciale e dei pagamenti che da un lato rappresenta la forza di quel sistema produttivo, ma dall’altro ha picchiato come un maglio sui paesi eurodeboli che erano in deficit. Il riaggiustamento della bilancia dei pagamenti avviene dopo il 2011 per la compressione delle importazioni e dei consumi interni, e non rappresenta affatto un riassestamento virtuoso.

 

L’Europa è condannata alla stagnazione?

Il problema della bassa crescita europea non ha a che vedere con una stagnazione secolare, a meno di rassegnarsi all’attuale andamento demografico, a costi del welfare abbastanza inefficaci ma molto alti e a una struttura asimmetrica dell’euro. Se in Europa non facciamo nulla per modificare queste tre macro-condizioni che determinano minor crescita rispetto ai paesi avanzati e alla piattaforma asiatica, siamo noi a sceglierci una prospettiva di stagnazione se non secolare quantomeno pluridecennale.

 

È possibile risolvere questi problemi?

Io ritengo che ci siamo tutte le condizioni per dare le risposte necessarie a questi problemi, e non credo affatto al pessimismo di fondo che anima i Nobel che si sono riuniti a New York, secondo cui si sarebbe esaurita la spinta all’innovazione che fa aumentare la produttività. A preoccuparmi di più sono le tre ragioni del rallentamento europeo.

 

E l’Italia come è messa?

Se guardiamo all’Italia, la curva demografica non è identificata e aggredita come una priorità nazionale. Il problema dei conti pubblici a sua volta non è visto come una priorità, anzi si torna a parlare di smontare la riforma delle pensioni. La terza questione è ancora più rilevante: noi ci stiamo baloccando con la vicenda greca, che però è oggettivamente molto secondaria rispetto ai problemi che attendono una risposta per quanto riguarda il riequilibrio delle asimmetrie dell’euro.

 

(Pietro Vernizzi)



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