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DALLA GRECIA/ La "resa" di Tsipras alla Merkel condita da uno scandalo

Proteste anti-Merkel ad Atene (Infophoto) Proteste anti-Merkel ad Atene (Infophoto)

In effetti, Atene ha problemi a pagare pensioni e salari ora a fine mese (ha appena onorato una rata da 340 milioni di euro con il Fmi, ma in totale sborserà entro il 31 marzo 1,5 miliardi) e potrebbe trovarsi con le casse vuote entro la prima settimana di aprile. D’altra parte era stato molto chiaro al riguardo il vice-primo ministro e ministro dell’Economia Yannis Dragasakis. Così com’era stato altrettanto chiaro il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, quando aveva dichiarato che “all’Europa non chiederemo soldi”. Ma i soldi sono esauriti. E si sta raschiando il fondo dei barili delle casse pensioni, delle società statali e parastatali. 

Stupisce comunque la mossa politica di Tsipras di inviare una lettera “ad personam” alla Cancelliera Merkel e non a tutti i paesi creditori che fanno parte dell’Eurogruppo. Stupisce anche questa “umiliazione” nei confronti del Paese con cui Atene ha innescato una dura polemica riguardo i debiti di guerra. In altre parole, il primo ministro ellenico si è rimesso alle decisioni tedesche, promettendo anche la privatizzazione degli aeroporti periferici cui è interessata una società tedesca. 

Tsipras è volato a Berlino con un pesante dossier di un’inchiesta giornalistica in cui è coinvolto un suo ministro. Certo è che il timing è stato perfetto. Domenica, il settimanale “To Vima” ha prodotto dei documenti circa l’attività legale di Giorgos Katrougalos, vice ministro delle Riforme, che, nella sua prima intervista dichiarò che il governo avrebbe riassunto tutti gli impiegati pubblici che la Troika aveva licenziato.

Il noto avvocato è sospettato di essere il patrocinante, nelle cause contro lo Stato, di alcuni impiegati pubblici licenziati o messi in aspettativa. Il giornale, al riguardo, si chiede come possa un ministro essere anche l’avvocato difensore in cause contro lo Stato. Sono seguite dichiarazioni, smentite e sostegno da parte del governo. Persino il Presidente della Repubblica si è visto costretto a smentire una dichiarazione di Katrougalos in cui sosteneva che Pavlopoulos, allora ministro del governo Karamanlis, continuava a esercitare la sua professione di avvocato. Cambiano i volti, restano le solide regole che vigono in questa società.

Faccenda ancora tutta da chiarire, anche perché, qui, non esiste l’incompatibilità tra esercizio della professione e ruolo parlamentare. E ancor di più è da capire il perché un giornale da sempre “filo-governativo” (pochi giorni prima delle elezioni aveva adottato le posizioni di Syriza) abbia sparato ad alzo zero contro il nuovo governo. Ma va detto che il giornale appartiene a un gruppo editoriale e imprenditoriale (DOL) che ha sempre fatto affari con i governi precedenti, usando, quando erano in discussione i suoi affari, l’arma del ricatto a mezzo stampa. Indubbiamente DOL appartiene a quella categoria di “oligarchi dell’informazione” che Tsipars vuole combattere e tassare. 

“Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare”, sarà pur vero, ma qui i “duri” sono i ricchi che delle regole democratiche se ne infischiano, e non certamente un governo in bancarotta.

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