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DECRETO LEGGE BANCHE POPOLARI/ Beppe Grillo: è un aiuto alla finanza speculativa

Poche ore a disposizione per il Senato, chiamato ad approvare il decreto legge che riformerà le banche popolari: dieci banche saranno costrette a trasformarsi in Spa pure

Riforma banche popolari (INFOPHOTO2) Riforma banche popolari (INFOPHOTO2)

DECRETO LEGGE RIFORMA BANCHE POPOLARI Molto dura l'opinione di Beppe Grillo, che sul suo blog ha bocciato la riforma delle banche popolari, definendolo "controriforma" e provvedimento "a beneficio della finanza speculativa". Grillo ha bocciato, in particolare, l'abbandono della regola del voto capitario nelle banche costrette a trasformarsi in Spa, che pur essendo solo dieci, detengono quasi il 95% dell'attivo patrimoniale totale posseduto dalle banche popolari. Grillo ha rivendicato l'azione dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle, che hanno permesso l'introduzione della norma che consente alle nuove Spa di limitare il diritto di voto per i primi 2 anni. 

RIFORMA BANCHE POPOLARI Il senatore del Partito Democratico Federico Fornaro ha sottolineato la necessità di ulteriori provvedimenti attuativi, da parte del Governo e di BankItalia, per salvare la storia delle banche popolari e "accompagnare questa delicata fase di cambiamento", sottolineando come molti aspetti non siano stati disciplinati dettagliatamente dal decreto legge. Il senatore ha proposto la destinazione di parte degli utili ad attività legate al territorio di riferimento, anche per le banche che si accingono a trasformarsi in società per azioni. 

RIFORMA BANCHE POPOLARI, IL SENATO AL VOTO SUL DECRETO LEGGE PRESENTATO DAL GOVERNO RENZI Ore cruciali in Senato, dove è in corso la conversione del decreto legge Investment Compact, che contiene importanti novità normative per le banche popolari. Il decreto ha come obiettivo quello di aumentare la competitività del sistema bancario italiano. Le banche popolari, disciplinate dal Testo Unico Bancario, saranno obbligate a trasformarsi in società per azioni nel caso in cui l'attivo patrimoniale sia superiore agli 8 miliardi di euro (condizione in cui si trovano 10 banche), abbandonando la forma di società cooperativa e conseguentemente il principio del voto capitario, che consente a ciascun socio di esprimere un voto in assemblea, indipendentemente dal valore della quota posseduta (che originariamente non poteva essere superiore all'1%). Nel caso di superamento degli 8 miliardi di euro di attivo vengono meno anche i limiti relativi alle quote possedute, aprendo le banche popolari agli investitori, tuttavia nello statuto potranno essere inseriti limiti al voto, in grado di attenuare la distanza tra la forma originaria di società cooperativa e quella di società per azioni (il diritto di voto potrà essere limitato al 5% nei primi due anni). 

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