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RIPRESA?/ Forte: è merito della Bce, non di Renzi

Pubblicazione:martedì 24 marzo 2015

L'Eurotower di Francoforte (Infophoto) L'Eurotower di Francoforte (Infophoto)

Investire negli immobili non appare conveniente, ci sarebbe quindi bisogno di farlo in infrastrutture, ma ora arriva un ulteriore rallentamento a causa dell’inchiesta giudiziaria. Intanto rimane aperta la vertenza sullo sviluppo della banda larga e non si sono novità per quanto riguarda lo Sblocca Italia. Non riesco a vedere in che modo, a causa delle riforme di Renzi, l’economia italiana abbia maggiori capacità di crescita rispetto ai governi precedenti. Anzi la situazione è forse peggiorata, perché la riforma tributaria subisce un rallentamento e ci sono nuovi inasprimenti delle leggi sul bilancio.

 

Ritiene che il Jobs Act sia una riforma dall’impatto nullo dal punto di vista economico?

L’impatto del Jobs Act è limitato al fatto che c’è un incentivo per le assunzioni con il contratto a tutele crescenti. Non ci sono però passi in avanti dal punto di vista dell’interesse delle imprese ad acquisire una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro, nel senso indicato dall’Ue soprattutto per quanto riguarda i lavoratori a più bassa retribuzione. Il Jobs Act consiste in una vanificazione parziale dell’articolo 18, compensata dalla riduzione di un certo numero di fattori di flessibilità.

 

Nel complesso come valuta la riforma del lavoro?

Non è certo una grande riforma, anche se può darsi che nel lungo periodo ci siano dei mutamenti, ma per ora non è così. Gli stessi decreti attuativi che riguardano la flessibilità dopo il licenziamento, cioè il ricollocamento, non sono ancora stati approvati. Il Jobs Act pone così nuove incertezze ai lavoratori i quali temono che in caso di ristrutturazione si applichino a tutti i nuovi contratti di lavoro con possibilità di licenziamento.

 

(Pietro Vernizzi)



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