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DALLA GRECIA/ Il ministro che rovina i piani di Tsipras

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

L'attuale Primo ministro sembra non aver imparato la lezione, nonostante avesse promesso di dire la "verità" al popolo. Da Bruxelles, il giorno 20 marzo, affermò che la Grecia non aveva problemi di liquidità e che era in grado di far fronte al pagamento degli interessi sul debito, eppure cinque giorni prima aveva scritto una lettera alla Merkel in cui ammetteva che la Grecia non è in grado di onorare i suoi impegni finanziari.

Comunque dalle parole si deve ritornare ai fatti. E i fatti sono le casse vuote, ma soprattutto la lista delle riforme da presentare all'Eurogruppo che dovrà valutarle e dare la luce verde al pagamento di una tranche. Compito non facile per un governo che dovrà sicuramente varare delle riforme, alcune di queste finora ritenute indigeste: le pensioni, le privatizzazioni, la liberalizzazione delle professioni. Da Bruxelles insistono che alcune riforme devono avere un effetto immediato. È certo che questa volta la lista sarà completa e dettagliata. Sicuramente verrà approvata dall'Eurogruppo, e si arriverà a un accordo entro questo fine settimana. Poi da Bruxelles, la lista ritornerà ad Atene, in Parlamento. E per il governo inizieranno i "mal di pancia" con il capofila della sinistra-sinistra, Panagiotis Lafazanis, attuale ministro dell'Energia, il quale si è dichiarato contrario a ogni forma di privatizzazione in ambito energetico: "Le imprese pubbliche in campo energetico non solo non verranno vendute, ma verranno ammodernate e come tali saranno di supporto per un nuovo sviluppo e per lo sforzo sociale del Paese che avrà come epicentro la riduzione del costo energetico".    

Il problema, dunque, non è che la Grecia ha un governo di sinistra. Il problema politico reale è che il Paese ha un governo sostenuto da parlamentari di sinistra che sono ancora incollati all'ideologia comunista. Credono, cioè, in un modello di produzione e sviluppo che è stato condannato dalle regole dell'economia. Se proprio questi nostalgici non sentono ragione, si potrebbe suggerire a Tsipras di organizzare un viaggio-studio in Cina, dove comandano i comunisti e si arricchiscono i capitalisti.

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